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La
relazione dell'11 ottobre
I. La realtà: la Famiglia dono di Dio messo nelle nostre mani
- E' in sé stessa "buona notizia" per il mondo
- E’ il segno dell'Amore trinitario
- E' il luogo della visibilità nuziale dell'Amore di Cristo Sposo verso
la Chiesa Sposa
- Ha una missione propria ed originale nella comunità parrocchiale e
nella società
II. La meta: riscoprire la dimensione familiare della
Parrocchia
- "Famiglia di Dio" (cf Concilio Vaticano II, LG
6, GS 40. 42. 91, AG 1, UR 2)
- "Vera famiglia di fratelli" (cf. Paolo VI, Insegnamenti
X/1972, 97)
- "Una casa di famiglia
fraterna ed accogliente" (cf. Giovanni
Paolo II, CT67) e "Vive in mezzo alle case dei suoi figli
e delle sue figlie" (cf. Giovanni Paolo II, CfL 26).
Riscoprire il volto ecclesiale della Famiglia
- Comunità credente ed evangelizzante, comunità in dialogo con Dio,
comunità a servizio dell'uomo (cf FC
50) - Riflesso vivo e reale
partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo
per la sua Chiesa
III. Il confronto tra la realtà e la meta: i criteri ispirativi ed
operativi
- Capire la necessità della progettazione pastorale
- Un grande orizzonte: il Piano di salvezza nella Bibbia
- Parrocchia e Famiglia: un confronto
*la Famiglia 'Via della
Chiesa"(Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 2
febbraio 1994, 1-2),
*la Famiglia "via
per la Chiesa"
- Parrocchia e Famiglia: un incontro - gli anelli di
congiunzione:
*il Progetto di Dio
letto in chiave sponsale e familiare
*il Cuore nuziale di
Dio: radice dell'amore sponsale e della carità pastorale
*la realtà
sacramentale: Ordine e Matrimonio, perciò Presbiteri e Sposi
IV. Il cammino:
dalla Famiglia 'Via della Chiesa"
alla Famiglia "via per la Chiesa",
verso la Famiglia come "luogo unificante di tutta l'azione
pastorale della Parrocchia (DPF 97).
- Una via insostituibile (cfr. AA 10)
- Una visione unitaria: unità del fine, unità dei contenuti, unità di
tutti gli operatori pastorali.
- L'interazione della Famiglia nei momenti chiave detta progettazióne
pastorale
- Le piccole comunità di Famiglie (o chiese domestìche):
una chance per la Parrocchia oggi?
Conclusione
Come agli inizi del Cristianesimo, così oggi la Famiglia, che
diventa immagine vivente dell'Amore di Dio, può essere non solo risorsa
per la progettazione pastorale, ma benedizione in ordine alla
"crescita di tutta la comunità cristiana". Sarà davvero
un'alba radiosa (cf RM 92) e ci rallegreremo insieme di cedere la
prosperità di Gerusalemme", secondo la promessa biblica (Is
66,12-14a).
Per il testo completo della relazione (con
qualche modifica) vedi F.R. Romersa, "La Famiglia risorsa per una
metodologia di progettazione pastorale", in R. Bonetti (a cura di),
"Progettare la pastorale con la famiglia in parrocchia", ed.
Cantagalli, Siena 2001, 123-171
Gli
appunti presi durante la relazione dell'11 ottobre
Realtà >>> Meta >>> Confronto tra realtà e meta
>>> Cammino da fare >>> Programmazione pastorale
REALTA’
Della realtà generalmente si vedono solo gli aspetti negativi e,
comunque, se ne vede sempre una parte, magari ciò che interessa...
Bisogna dare uno sguardo più generale.
Tante famiglie in crisi sono frutto anche del "selfismo",
ossia dal voler realizzare se stessi come singoli, indipendentemente e,
talvolta, a discapito degli altri.
La Famiglia è un dono di Dio messo nelle nostre mani.
E’ buona notizia per il mondo, perchè Dio vide che la creazione dell’uomo
e della donna era cosa molto buona. L’amore trinitario che da
subito doveva rispecchiare, con Cristo diventa il luogo della visibilità
nuziale dell’amore di Cristo sposo verso la Chiesa sposa. Per questo la
famiglia ha una propria missione originale in parrocchia e nella società.
LA META
Per la coppia cristiana la meta è già stabilita da Dio: "l’uomo
lascerà suo padre e sua madre ..." Saranno "un cuor solo e un’anima
sola".
Della parrocchia dobbiamo scoprire la sua dimensione familiare, deve
diventare sempre più una famiglia di famiglie.
La parrocchia non va più considerata una porzione di territorio ma una
comunità di fedeli.
Dopo il Concilio sono nate tante nuove realtà, riscoprendo numerose
dimensioni della parrocchia, come quella evangelizzatrice.
Il Direttorio per la Pastorale Familiare del 1997 dice che la
"famiglia è di sua natura il luogo unificante oggettivo di tutta l’azione
pastorale e deve diventarlo sempre di più"
Lo stesso documento ne chiede l’innesto nell’azione pastorale della
Chiesa.
Don primo Mazzolari considerava la parrocchia come "un focolare
che non conosce assenze"
Nei documenti conciliari spesso si trova l’espressione "famiglia
di Dio" e Paolo VI la considerava una "vera famiglia di
fratelli".
Giovanni Paolo II la definisce "una casa di famiglia fraterna ed
accogliente" e dice che la parrocchia può vivere una nuova stagione,
vivendo "in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie".
Oltre alla dimensione familiare della parrocchia bisogna riscoprire la
dimensione ecclesiale della famiglia, che è una comunità credente, in
dialogo con Dio, al servizio dell’uomo. Una vera e propria piccola
chiesa domestica.
La famiglia dovrebbe quindi essere quel riflesso vivo e la reale
partecipazione dell’Amore di Dio per l’umanità e dell’Amore di
Cristo per la Chiesa.
Ma che cos’è l’amore divino?
San Paolo (Ef. 3,7) ne definisce le quattro dimensioni:
>> la larghezza (il legno trasversale della Croce a cui sono
affisse le mani che, protendendosi distanti dal resto del corpo indicano
che le nostre opere devono arrivare ai nemici)
>> la lunghezza (la parte della Croce su cui si poggia il corpo)
>> l’altezza (è stato affisso l’INRI, e vi aderisce il capo,
che va oltre le cose terrene)
>> la profondità (è la porzione sotterranea che sostiene la Croce
e che non è comprensibile con le nostre capacità umane)
La missione della famiglia:
Custodire, rivelare, comunicare l’Amore. Ed il comunicare non è solo
annunciare, è farlo conoscere con tutte le forze.
I coniugi Beltrame definiscono il matrimonio "un’unica vita di
aspirazioni e di mete, con reciproco rispetto e immenso amore".
I vescovi italiani dicono che il futuro della Chiesa passa attraverso
la famiglia. Ma anche quello del mondo e nelle sue mani.
IL CONFRONTO TRA REALTA’ E META
Ci costringe a scegliere dei metodi d’intervento.
Si deve passare dalla famiglia via della Chiesa alla famiglia
che diventa via per la Chiesa: diventa cioè responsabile del
progetto della Chiesa.
Santa Teresa del Bambino Gesù disse: "nel cuore della comunità
cristiana noi saremo l’immagine vivente dell’amore di Dio".
Dobbiamo scegliere dei critiri ispirativi, recuperando anche a livello
pastorale la consapevolezza che è necessario un progetto, capace di
aiutare la famiglia. Sant’Agostino: se la fede non è pensata non è
nulla. Altrettanto vale per la pastorale familiare.
Il progetto "parrocchia-famiglia" sarà una grande occasione
per il rinnovo della Chiesa. Anche nella pastorale si progetta ma come
fine non vi è il lucro ma il progetto di salvezza, come San Paolo ricorda
in Ef 1,3-14.
La famiglia diventa via della Chiesa.
Della famiglia bisogna stimare i valori e promuoverli, individuare
pericoli e mali che la minacciano per superarli, creare un ambiente che ne
favorisca lo sviluppo.
Il Progetto di Dio va riletto in senso sponsale e familiare, come del
resto è tutta la Bibbia. Da ciò si intravede il Cuore Nuziale di Dio.
La famiglia via per la Chiesa diventerà via insostituibile. Ci sarà
unità nel fine, dei contenuti, degli operatori pastorali che saranno
costruttori di comunità, grazie alla conversione delle relazioni.
E mai scordare che la meta è attraente, tocca il cuore.
La
relazione del 12 ottobre
I’interazione della
Famiglia nei momenti chiave della progettazione pastorale
1. Nel momento dell''analisi della situazione
della Parrocchia, la Famiglia, maggiormente inserita nel
territorio, saprà concorrere più efficacemente nell'elaborazione e
nella valutazione dei dati sociali, culturali e pastorali che lo
costituiscono. La Famiglia potrà più facilmente evidenziare la
"psicologia di massa", i punti su cui far leva, i pregi, i
difetti, le reazioni della gente.... Se infatti si stabilisce un
programma che non è adatto alla situazione reale della Parrocchia, non
si può agganciare tutto il popolo.
2. Nella scelta dei crìteri ispiratìvi ed
operativi, la Famiglia, allenata all'impegno educativo, potrà
contribuire ad alimentare un cristianesimo attivo, capace di leggere i
segni dei tempi e d'interpretarli alla luce del Vangelo.
S'innescherà così quel processo di evangelizzazione della cultura
(ovvero della coscienza collettiva della gente) oggi tanto invocato dai
nostri Vescovi attraverso il progetto culturale, ricuperando così la
sicurezza dell'annuncio cristiano. Inoltre la Famiglia, che ben conosce
i suoi mèmbri e ne valorizza le capacità, sarà più preparata a
vedere la Parrocchia come il Corpo di Cristo, nel quale tutti devono
agire a favore di tutti e di ciascuno e viceversa. Alla luce
dell'insegnamento paolino che dice: "(Da Cristo) tutto il corpo,
ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione (ti ogni
giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per
crescere, in modo da edificare se stesso nella carità" (Ef 4,16),
la Famiglia potrà interagire perché l'insieme" e le
"parti" si relazionino secondo la dialettica del donare e del
ricevere. Sarà ancora la Famiglia a sollecitare i presbiteri a
"scoprire i carismi dei laici, ad ammetterli con gioia e a
fomentarli con diligenza" (PO 9), in modo che ogni fedele
sia concretamente convocato a svolgere la sua parte, trovi il suo posto
nella missione della Parrocchia e svolga quel ministero a cui è
chiamato interiormente attraverso la attitudini che possiede, i carismi
di cui è rivestito e gl'impulsi dello Spirito.
3. In particolare, nel progettare la
configurazione della Parrocchia, (dove lo si ritiene opportuno),
la Famiglia, quotidianamente sollecitata ad accompagnare la crescita dei
figli, aiuterà ad adattare le scelte pastorali alle esigenze di
crescita che presenta il mondo attuale in continuo vorticoso
cambiamento.
4. Nella fase più operativa della programmazione
pastorale la Famiglia, immersa in un mondo organizzatissimo,
può aiutare la Parrocchia a non andare più avanti con una pastorale
caotica, arruffata, improvvisata, senza principio e senza meta, nella
quale ogni realtà parrocchiale porta avanti un discorso proprio e
disarticolato. Con la programmazione si può ottenere il massimo
risultato con il minimo sforzo. La Famiglia potrà qui mettere a
disposizione le sue abilità inventive ed operative per programmare
azioni pastorali ben studiate e "possibili". E'
inutile stabilire una bellissima programmazione senza avere a
disposizione i mezzi necessari. Prima dì entrare in battaglia, occorre
fare l'inventario delle proprie forze. Prima di costruire un torre,
bisogna fare un preventivo e badare se i mezzi sono sufficienti (senza
tuttavia dimenticare il fattore "grazia", che può rendere
possibili anche cose impossibili). La Famiglia potrà ancora collaborare
a far in modo che tutte le azioni pastorali siano ben collegato tra
di loro; per esempio se F obiettivo a breve termine è l'amicizia e
la fraternità cristiana, tale sensibilizzazione deve essere il filo
conduttore che lega tutte le azioni pastorali di tutti i settori
pastorali. Tutte le azioni pastorali devono essere ancore scelte tenendo
presente il criterio dell 'efficacia, cioè non al di sotto del
livello di maturità che ha raggiunto il popolo e neppure al di sopra.
La Famiglia, che ha ben sperimentato i dinamismi e le
fatiche della crescita, potrà aiutare ad applicare il principio della gradualità
(il popolo cammina, non corre! Così i genitori attendono con pazienza
la maturazione dei propri figli), della globalità (i genitori si
occupano della crescita totale dei loro figli; cosi nella
pastorale o si cura tutto il corpo o non si cura niente, anche se ciò
non toglie che, in particolari tempi, si prendano maggiormente in
considerazione alcuni settori della pastorale più carenti e bisognosi
di attenzione) e dell 'orientamento di tutte le azioni pastorali
verso gli obiettivi intermedi e, in ultima analisi, verso l'obiettivo
finale.
5. Nel momento poi della verifica, che
non deve mai mancare specialmente prima della programmazione annuale, la
Famiglia, abituata a seminare tanto e spesso a raccogliere poco, potrà
aiutare ad applicare la legge della misericordia e la pedagogia del
recupero. Un padre ed una madre che veramente amano i loro figli, anche
se deludono in parte le loro attese, sono comunque sempre pronti ad
accoglierli e ad aiutarli ad andare avanti con fiducia, facendo leva
più su ciò che hanno già conquistato che non su ciò che ancora
manca.
6. C'è ancora un ultimo elemento chiave da tener
presente lungo tutto il percorso della progettazione pastorale: la
formazione permanente dei responsabili. La Famiglia, direttamente
interessata alla migliore acquisizione di abilità professionali per una
dignitosa collocazione dei figli nel mondo del lavoro, potrà essere
tempestiva nel domandare una formazione completa nei vari livelli:
dottrinale, spirituale e specifica, con la prudente attenzione di
mettere "la persona giusta al posto giusto". Se i coniugi
cristiani hanno fatto l'esperienza di mettere Cristo al centro della
loro Famiglia, non potranno non preoccuparsi di aiutare gli operatori
pastorali a scegliere Gesù come Signore della loro vita. E’ chiaro
che senza organizzazione non c'è evangelizzazione. Ma è ancora più
chiaro che senza esperienza personale di Cristo, non e 'è pastorale
efficace. San Tommaso già diceva: "Consegnare agli altri
quelle cose che abbiamo contemplato". Inoltre la coppia cristiana
che ha trovato un'ideale che calamità tutte le sue azioni all'interno
della Famiglia, s'impegnerà ad aiutare gli operatori pastorali ad agire
soltanto nel nome del Vangelo e per nessun altro scopo.
Infine Gesù ha condizionato l'efficacia
dell'evangelizzazione alla comunione fraterna. La Famiglia resa
esperta nelle relazioni di compresenza, di compartecipazione, di
condivisione e di corresponsabilità, potrà aiutare a dare
un'importanza eccezionale alla comunione umana e cristiana delle
persone, delle associazioni, dei gruppi, dei movimenti, di tutte le
realtà ecclesiali presenti in Parrocchia. L'eventuale scelta delle piccole
comunità di Famiglie contribuirà ad esprimere più vivamente il
volto familiare della Parrocchia e il suo capillare impegno
missionario.
Gli
appunti presi durante la relazione del 12 ottobre
COME PROGETTARE LA PASTORALE
IN PARROCCHIA CON LA FAMIGLIA
Dalla meta (la parrocchia domani) bisogna tornare indietro e
vedere che cos’è oggi la parrocchia, concretamente.
Il dono della famiglia e la meta hanno valori sui quali contare, ma
anche punti deboli che necessitano di rinforzo, problemi che devono
essere risolti. Al centro va sempre Cristo, la famiglia come soggetto e
non oggetto di pastorale, per poter raggiungere nella parrocchia la meta
di famiglia di famiglie.
La parrocchia è anche in cammino, ogni anno va progettata l’azione
da portare avanti.
PARROCCHIA E FAMIGLIA INSIEME
PER COMUNICARE IL VANGELO IN UN MONDO CHE CAMBIA
Il comunicare non è distaccato dalla propria personalità e dalla
propria vita. Per gli sposi va esaltato il Vangelo dei coniugi e della
famiglia.
Il mandato di Cristo non è un invito ma un comando (andate ad
evangelizzare...) Per Gesù questo mandato è certamente stato la cosa
più importante, lo ha detto in punto di morte ed in quel momento si
dicono solo le cose che stanno più a cuore.
Portare il Vangelo è complicato perchè l’individualismo, il
selfismo, il collettivismo, il laicismo, il secolarismo ed il consumismo
ne sono i principali ostacoli.
ANALISI DELLA SITUAZIONE:
LE FAMIGLIE ED IL CONTESTO AMBIENTALE E PASTORALE
>AMBIENTE:
verificare i dati più rilevanti di carattere sociologico, ecc.
vederne limiti, risorse, bisogni veri (non indotti da influenza esterne
e puramente consumistiche) e problemi (disagi, incongruenze)
In una parrocchia piemontese si è fatta una divisione del territorio
in zone pastorali e di ognuna si è fatta un’analisi con questionario
della situazione sotto svariati punti di vista.
Si è poi proceduto alla verifica delle forze e delle iniziative
esistenti, per evitare di buttare il tutto che precedeva, rivalutandolo
e reindirizzandolo.
I settori andrebbero riorientati verso la famiglia
E’ necessario interessarsi di:
evangelizzazione
catechesi
cultura (intesa come evangelizzazione della cultura)
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vocazione alla santità
liturgia
sacramenti
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carità
testimonianza di vita
impegno nella società
>PASTORALE:
discernere gli elementi positivi e negativi delle opere già in
corso e farne proposte nuove
Anche di ciò bisogna analizzare limiti, risorse, ecc.
CONFRONTO TRA META E REALTA’
Fondamentale privilegiare la formazione: sono più carenti le
famiglie e queste vanno formate nella loro realtà quotidiana.
Si scelgono solo di conseguenza i contenuti più adatti, avendo
chiari i veri bisogni, i problemi delle famiglie e le ricchezze
presenti.
Si danno i nuovi orientamenti all’esistente.
Le tappe specifiche potrebbero essere:
- riconoscere nell’uomo e nella donna come coppia l’opera più
splendente della Creazione
- contemplare il mistero nuziale di Dio
- con le forze dello Spirito ci educhiamo ad amarci come Dio ama la
Chiesa
- vivere l’atteggiamento sponsale
- camminare verso la Gerusalemme del cielo
E’ bene che ogni anno ci sia una programmazione, tenendo presente
che deve sempre essere considerate le esigenze e le realtà delle
famiglie.
La programmazione non rende schiavi: libera dal disordine.
*
Dottore in Teologia pastorale,
Roma

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