Gruppo Giovanissimi e Giovani 11-14 anni (13.09.2002)

Punto di Partenza
  • Cecilia, parrocchia di N.S. della Mercede:
    esperienza negativa l'aver lasciato il gruppo dei giovani decidere da solo, senza il sostegno della comunità... Abbiamo capito che bisogna lavorare insieme a loro.
    Abbiamo anche invitato "i ragazzi del muretto", ma ci hanno scioccato chiedendoci esperienze superficiali.
  • Gabriella, parrocchia N.S. del Rosario, gruppo M.E.G.:
    a 12/14 anni è necessario inserire il gruppo in una comunità parrocchiale, diocesana... Senza essere gruppo a se, isolato come movimento.
    Rilanciare la presenza del M.E.G. in tutte le iniziative.
    Gli errori si possono sempre fare, ragazzi che si perdono, ecc., però stiamo cercando di ricompattare il gruppo, e c'è stata una crescita. Il problema attualmente è quello dei responsabili da preparare; è necessario curare questo aspetto. Il problema è di tutte le realtà della nostra parrocchia, anche se, forse per la sua struttura, è sentito maggiormente dal M.E.G. perchè ha un tipo di formazione "a termine".
    Le esigenze sono tantissime. La famiglia chiede tutto alla parrocchia, soprattutto per la fascia d'età dei preadolescenti/adolescenti.
    I tempi dei ragazzi! Siamo così presi dalle cose da fare che non ci rendiamo conto che dobbiamo essere pazienti.
  • Antonio, parrocchia del SS. Nome di Gesù, gruppo C.D.B.:
    Il cammino non è sempre facile. Un po' cammina da solo perchè vive al di fuori della parrocchia in tutte le sue attività. La necessità sta nel trovare persone motivate a questa missione. Spesso nel portare avanti i ragazzi si accetta di avere animatori poco preparati. 
    Questo solo per individuare delle esigenze concrete, ma se non si hanno persone con una vera passione educativa si cade in basso. Bisogna puntare in alto. Deve essere un problema di qualità, coerenza, fiducia nel gruppo. Saper leggere la storia, in quel momento, voltandosi al passato ma senza fermarsi troppo. C'è difficoltà ad entrare in sintonia con i ragazzi di oggi perchè si vive troppo al passato.
    Se sapessimo leggere la storia, sapremmo interpretare certe scelte dei giovani (che sono di morte) dovute a situazioni create e volute da noi adulti.
    La nostra comunità vive questi momenti, quesi tutti i giovani sono andati via, perchè non diamo loro risposte adeguate.
  • Pina, gruppo A.C.:
    Come si fa a parlare del nome di Gesù se c'è una cultura che ci propone falsi valori, passando i segni di morte per segni di vita?
    A volte siamo troppo presi da proposte edificanti per noi e per i ragazzi. L'affanno del fare ci impedisce di trovare il tempo per coinvolgere realmente i ragazzi, perchè loro si sentano accolti e compresi.
  • Valentina, gruppo A.C.:
    "Accorgersi di essere amati e rimanerne stupiti". Se siamo qui è perchè, forse, abbiamo fatto questa esperienza e quando i ragazzi vanno via è perchè noi non siamo riusciti a comunicare loro questa esperienza.
    Dobbiamo fare in modo che la comunità tutta si renda conto che i ragazzi appartengono ad essa, sempre! Anche i ragazzi che non frequentano: prendiamoci questa responsabilità.
  • Maddalena, gruppo A.C.:
    La difficoltà più grande è capire cosa loro ci chiedono, perchè a volte neanche loro sanno quello che vogliono. Sarebbe bello capire quello che vogliono pur non dicendolo.
  • Antonio, gruppo A.C.:
    I ragazzi chiedono di vivere con loro e di fare esperienze con loro!!! Come possiamo presentare il Signore a questi ragazzi?
  • Sonia, gruppo A.C.:
    La sfiducia degli educatori coincide con la mancanza di entusiasmo dei ragazzi. Nel momento in cui abbiamo dato loro fiducia sono riusciti a dare  risposte che noi non immaginavamo.
  • Anna, gruppo A.C.:
    L'educatore: spinto da un amore grande
    Un neo: non esiste stretta collaborazione fra educatori, si rischia di lavorare da soli e non sapere come si sta andando.
    Il gruppo è della comunità in senso ampio, non degli educatori. C'è bisogno di confronto, di capire dove si sta sbagliando e migliorare.
    Bellissimi gli incontri come questo!!!
  • Roberto, gruppo A.C.:
    Bisogna superare la vecchiaia mentale, questa ci porta a non capire il problema che ci stanno ponendo di fronte. Un altro problema parte dai genitori, da come il ragazzo vive i valori, che noi gli proponiamo, all'interno della famiglia; se non li vive in famiglia, il ruolo del gruppo ecclesiale è marginale, noi non possiamo fare più di tanto.
    Sono veramente felici i ragazzi che vengono in parrocchia?
    I ragazzi hanno bisogno di incontrare persone come loro, che vivono esperienze come le loro. Bisogna scendere dalla scaletta in cui noi cristiani ci mettiamo.
  • Luigi, gruppo A.C.:
    Il giovane è un tipo dinamico, l'educatore non lo è! Ci troviamo impotenti ad affrontare le richieste dei giovani, perchè cambiano sempre. Il problema del fare... I giovani non ne possono più, non riescono a trovare un attimo per pensare a ciò che gli sta succedendo.

Cosa fare per quei ragazzi che stanno fuori dalla parrocchia?
"Non basta amare i giovani, ma bisogna che i giovani si accorgano di essere amati" (don Bosco)

  • Gigi:
    Ogni scelta viene dagli adulti. Noi non dobbiamo rinunciare al fatto di esserlo, dobbiamo prendere coscienza della nostra identità di adulti.
    Non siamo così pessimisti, ci sono stati gli abbandoni, ma ci sono anche i ritorni... arrivano anche i ragazzi che non avevano mai frequentato prima.
    Il tempo è un fattore limitante, anche gli adulti non hanno molto tempo.

LA FAMIGLIA E' FONDAMENTALE, E' CAMBIATA TANTISSIMO. BISOGNA COLLABORARE SU PIU' LIVELLI: CASA, SCUOLA, PARROCCHIA

 

Gruppo Giovanissimi e Giovani 11-14 anni (14.09.2002)

Conclusioni:
  • Concordi sull'idea di educazione proposta ma anche  consci delle difficoltà nel realizzarla
  • Sottolineato il cambio di prospettiva per le comunità ecclesiali: non fare proseliti ma porsi al servizio degli uomini per una proposta che aiuti a vivere
  • Soffermati sull'educazione come esperienza di relazione e quindi evidenziati i due soggetti della relazione: animatore/ragazzi
  • Dalla parte dell'animatore/catechista significa una presa di coscienza della propria identità, di persone che per prime vivono la frammentarietà delle esperienze o l'infelicità di fidarsi e di affidarsi, ma che ha il desiderio di raccontare un'esperienza.
  • Il confronto con i ragazzi significa assicurare loro un'esperienza di relazione, il mettersi accanto per ascoltarli/amarli, per far loro intuire una possibilità di vita e di felicità che vada oltre l'AVERE o l'APPARIRE...
    Aiutarli a scoprire la gioia di vivere le piccole cose.
 

sito on line da venerdì 14 marzo 2002; aggiornato il 15.6.2008

© Parrocchia Madonna del Santo Rosario, Alghero -2002/2008; Webmaster: Gianfranco Mariano

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