Punto di Partenza
- Cecilia, parrocchia di N.S. della Mercede:
esperienza negativa l'aver lasciato il gruppo dei giovani decidere da solo,
senza il sostegno della comunità... Abbiamo capito che bisogna lavorare
insieme a loro.
Abbiamo anche invitato "i ragazzi del muretto", ma ci hanno
scioccato chiedendoci esperienze superficiali.
- Gabriella, parrocchia N.S. del Rosario,
gruppo M.E.G.:
a 12/14 anni è necessario inserire il gruppo in una comunità
parrocchiale, diocesana... Senza essere gruppo a se, isolato come movimento.
Rilanciare la presenza del M.E.G. in tutte le iniziative.
Gli errori si possono sempre fare, ragazzi che si perdono, ecc., però
stiamo cercando di ricompattare il gruppo, e c'è stata una crescita. Il
problema attualmente è quello dei responsabili da preparare; è necessario
curare questo aspetto. Il problema è di tutte le realtà della nostra
parrocchia, anche se, forse per la sua struttura, è sentito maggiormente
dal M.E.G. perchè ha un tipo di formazione "a termine".
Le esigenze sono tantissime. La famiglia chiede tutto alla parrocchia,
soprattutto per la fascia d'età dei preadolescenti/adolescenti.
I tempi dei ragazzi! Siamo così presi dalle cose da fare che non ci
rendiamo conto che dobbiamo essere pazienti.
- Antonio, parrocchia del SS. Nome di Gesù,
gruppo C.D.B.:
Il cammino non è sempre facile. Un po' cammina da solo perchè vive al
di fuori della parrocchia in tutte le sue attività. La necessità sta nel
trovare persone motivate a questa missione. Spesso nel portare avanti i
ragazzi si accetta di avere animatori poco preparati.
Questo solo per individuare delle esigenze concrete, ma se non si hanno
persone con una vera passione educativa si cade in basso. Bisogna puntare
in alto. Deve essere un problema di qualità, coerenza, fiducia nel
gruppo. Saper leggere la storia, in quel momento, voltandosi al passato ma
senza fermarsi troppo. C'è difficoltà ad entrare in sintonia con i ragazzi
di oggi perchè si vive troppo al passato.
Se sapessimo leggere la storia, sapremmo interpretare certe scelte dei
giovani (che sono di morte) dovute a situazioni create e volute da noi
adulti.
La nostra comunità vive questi momenti, quesi tutti i giovani sono andati
via, perchè non diamo loro risposte adeguate.
- Pina, gruppo A.C.:
Come si fa a parlare del nome di Gesù se c'è una cultura che ci
propone falsi valori, passando i segni di morte per segni di vita?
A volte siamo troppo presi da proposte edificanti per noi e per i ragazzi.
L'affanno del fare ci impedisce di trovare il tempo per coinvolgere
realmente i ragazzi, perchè loro si sentano accolti e compresi.
- Valentina, gruppo A.C.:
"Accorgersi di essere amati e rimanerne stupiti". Se siamo qui
è perchè, forse, abbiamo fatto questa esperienza e quando i ragazzi vanno
via è perchè noi non siamo riusciti a comunicare loro questa esperienza.
Dobbiamo fare in modo che la comunità tutta si renda conto che i ragazzi
appartengono ad essa, sempre! Anche i ragazzi che non frequentano:
prendiamoci questa responsabilità.
- Maddalena, gruppo A.C.:
La difficoltà più grande è capire cosa loro ci chiedono, perchè a
volte neanche loro sanno quello che vogliono. Sarebbe bello capire quello
che vogliono pur non dicendolo.
- Antonio, gruppo A.C.:
I ragazzi chiedono di vivere con loro e di fare esperienze con loro!!!
Come possiamo presentare il Signore a questi ragazzi?
- Sonia, gruppo A.C.:
La sfiducia degli educatori coincide con la mancanza di entusiasmo dei
ragazzi. Nel momento in cui abbiamo dato loro fiducia sono riusciti a
dare risposte che noi non immaginavamo.
- Anna, gruppo A.C.:
L'educatore: spinto da un amore grande
Un neo: non esiste stretta collaborazione fra educatori, si rischia di
lavorare da soli e non sapere come si sta andando.
Il gruppo è della comunità in senso ampio, non degli educatori. C'è
bisogno di confronto, di capire dove si sta sbagliando e migliorare.
Bellissimi gli incontri come questo!!!
- Roberto, gruppo A.C.:
Bisogna superare la vecchiaia mentale, questa ci porta a non capire il
problema che ci stanno ponendo di fronte. Un altro problema parte dai
genitori, da come il ragazzo vive i valori, che noi gli proponiamo,
all'interno della famiglia; se non li vive in famiglia, il ruolo del gruppo
ecclesiale è marginale, noi non possiamo fare più di tanto.
Sono veramente felici i ragazzi che vengono in parrocchia?
I ragazzi hanno bisogno di incontrare persone come loro, che vivono
esperienze come le loro. Bisogna scendere dalla scaletta in cui noi
cristiani ci mettiamo.
- Luigi, gruppo A.C.:
Il giovane è un tipo dinamico, l'educatore non lo è! Ci troviamo
impotenti ad affrontare le richieste dei giovani, perchè cambiano sempre.
Il problema del fare... I giovani non ne possono più, non riescono a
trovare un attimo per pensare a ciò che gli sta succedendo.
Cosa fare per quei ragazzi
che stanno fuori dalla parrocchia?
"Non basta amare i giovani, ma
bisogna che i giovani si accorgano di essere amati" (don Bosco)
- Gigi:
Ogni scelta viene dagli adulti. Noi non dobbiamo rinunciare al fatto di
esserlo, dobbiamo prendere coscienza della nostra identità di adulti.
Non siamo così pessimisti, ci sono stati gli abbandoni, ma ci sono anche i
ritorni... arrivano anche i ragazzi che non avevano mai frequentato prima.
Il tempo è un fattore limitante, anche gli adulti non hanno molto tempo.
LA FAMIGLIA E' FONDAMENTALE, E'
CAMBIATA TANTISSIMO. BISOGNA COLLABORARE SU PIU' LIVELLI: CASA, SCUOLA,
PARROCCHIA
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