Gruppo Adulti (13.09.2002, don Pasqualino)

Dove e perché zoppicano i giovani?

Il nostro gruppo, evitando di fare premesse, è entrato subito nel vivo del problema, cercando di seguire la traccia studiata da don Tonelli, per cui in modo molto sintetico è passato alla riflessione sui vari punti dello schema proposto.

Partendo dai "segni di morte", ecco un elenco significativo:

  • giovani che decidono di fare le gare con le macchine
  • che guidano in stato di ebbrezza
  • che si lasciano andare alla violenza
  • giovani che non vogliono studiare ma avere soldi in tasca
  • che rifiutano il lavoro e vivono situazioni familiari difficili
  • giovani che si disperano al primo ostacolo, vivono per la strada e sono sbandati

Tra i segni di vita sono stati individuati:

  • l'impegno nel volontariato
  • l'impegno nello studio, nel lavoro, nell'impostazione della loro vita e nello sport

Molte situazioni di disagio e difficoltà derivano forse dal comportamento degli adulti.

Varie le responsabilità, divise e distribuite tra i genitori che non fanno proposte di vita, ma tendono alla loro (dei figli) sistemazione.

Grosse le carenze riscontrate a scuola, dove gli insegnanti non capiscono le domande e disagi giovanili. Le domande dei giovani vengono sottovalutate e considerate delle banalità.

Nelle famiglie poi manca l'annuncio della fede e non vengono date le priorità ai giusti valori. I genitori cercano di rimediare alla mancanza di attenzione e di ascolto concedendo cose materiali.

Dalla società inoltre arrivano messaggi che spingono verso i consumi e non verso il bene della persona.

Dalle strutture della società arrivano riflessi culturali , modelli di esistenza voluti dai gruppi di potere. Gli adulti condizionano la mentalità dei giovani attraverso le strutture della società che, assieme alla famiglia (qualche volta) tendono ad emarginare i più deboli.

I cambi culturali generano confusione e smarrimento negli adulti, ma è positiva l'apertura al dialogo, l'ascolto per le scelte più consapevoli dei giovani e le capacità di chiedere senso. Questi cambi esercitano influssi positivi come solidarietà e attenzione alle sofferenze, e negativi come la violenza e l'indifferenza.

Le sfide devono generare amore, saper trasmettere valori cristiani con la vita di tutti i giorni. Esse presuppongono un impegno nel dialogo, il valore del perdono e della famiglia e fanno crescere l'attenzione e l'amore verso la vita di ogni età e in ogni forma (dal bambino che deve nascere al vecchio, all'emarginato).

Bisogna far passare questo messaggio non solo all'interno della famiglia o della comunità, ma anche nei centri di potere e nel pubblico.

Gruppo Adulti (13.09.2002, don Pilu)

  • Presa di coscienza che l'educazione non riguarda solo i soggetti in crescita (i bambini) ma anche gli adulti >>> EDUCAZIONE PERMANENTE
    Per educarsi bisogna imparare a dialogare, a relazionarsi.

LE PRIORITA' DELLA NOSTRA VITA

  • La famiglia>>> "ci tengo così tanto che tendo ad imporre le mie idee"
  • Raggiungimento dei traguardi socialmente accettabili>>> la realizzazione personale nel benessere, nella sicurezza economica, nel prestigio. Siamo preoccupati di nutrire il corpo più che lo spirito e pensiamo che la soddisfazione immediata dei bisogni corrisponda al raggiungimento di una buona qualità di vita per noi e per i nostri figli.
  • Il professore di Greco e l'alunno>>> anche il giovane dice all'adulto "non parlo con te perchè non sei alla mia altezza". C'è un problema di mancanza di comunicazione delle esperienze e quindi di incontro.
  • Parlare la stessa lingua? Vuol dire ascoltarsi senza rimanere fermi nei propri schemi mentali, essere disponibili a non invecchiare ma farsi coinvolgere  anche nelle cose che mettono in crisi le nostre certezze, mettersi umilmente in discussione.
    - Problema del dialogo tra generazioni, tra genitori e figli>>> come si fa a trovare una lingua comune per entrambi per poter comunicare? Spesso accetta e il figlio, il giovane, fa l'arrogante. L'errore è fare il confronto fra generazioni che hanno vissuto e vivono tempi diversi.
    - Già Cicerone parlava di difficoltà a comprendere il cambiamento dei tempi. Gli ideali nei giovani ci sono sempre, basta lasciarli uscire fuori. Il Vangelo dice: "se non ritornerete come bambini...". Si deve tornare all'essenza delle cose senza sovrastrutture ( i bambini vogliono semplicemente essere amati)
  • Segnali di mancanza grave di dialogo>>> qualcuno cerca di capire quale sia il linguaggio adeguato da usare con i giovani e cerca di tenersi "aggiornato". Qualcuno aspetta che siano i figli a "ritornare". Qualcuno prende coscienza che per dialogare bisogna rinunciare ad un pezzetto di sè (proprie convinzioni, propri punti di riferimento, ...). Qualcuno cerca di creare intimità, una situazione emotiva di vicinanza che faciliti il dialogo con i ragazzi.
    - "In principio era il Verbo..." Gesù è sin dal principio identificato come Parola, quindi come Comunicatore per eccellenza.
  • A volte c'è una deformazione nel sentirsi EDUCATORE>>> pensare che per educare ci voglia sempre qualcosa da dire e da saper dire.
    - Fatica a dialogare con altri adulti e con una certa cultura adulta.
  • Educare con il silenzio, con l'ascolto>>> è un altro modo di dialogare.
 

sito on line da venerdì 14 marzo 2002; aggiornato il 15.6.2008

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