Il Convegno sulla famiglia
11, 12 e 13 ottobre 2002

 
 

5° Gruppo

 
 La Traccia 

La famiglia cristiana esercita il ministero sacerdotale nella celebrazione liturgica del giorno del Signore e nella preghiera comune (missione sacerdotale).

Premessa

a) La celebrazione del giorno del Signore

La famiglia cristiana esercita il ministero sacerdotale nella celebrazione liturgica del giorno del Signore e nella preghiera comune (missione sacerdotale).

Premessa

a) La celebrazione del giorno del Signore

La famiglia è comunità di amore chiamata a celebrare l'amore di Dio attraverso una molteplicità di espressioni. Ma l'espressione più alta dell'amore di Dio è quella che la famiglia cristiana vive alla domenica, "giorno del Signore e Signore dei giorni": la partecipazione all'Eucaristia. La domenica è infatti la pasqua della settimana, memoriale della risurrezione del Signore, del giorno in cui il Signore è risorto ed è apparso vivo ai discepoli, i quali lo hanno riconosciuto allo "spezzare del pane". Essa è nello stesso tempo memoria di un evento che ha cambiato la storia umana, dono della presenza del Signore che convoca i credenti in assemblea, profezia della futura e definitiva convocazione dei salvati.

Al centro della vita cristiana sta la domenica e al centro della domenica sta la celebrazione dell'Eucaristia. Ogni domenica Cristo risorto chiama genitori e figli a partecipare insieme alla santa Messa, per spezzare il pane della Parola ed il pane del suo Corpo, perché diventino pane spezzato per i fratelli. In essa la coppia riscopre se stessa come attualizzazione del mistero della nuova alleanza celebrata nell'Eucaristia. Accogliendo il dono d'amore che Cristo fa di se stesso, i coniugi imparano a donarsi reciprocamente e a trasfigurare i loro corpi con l'amore. "E' in questo sacrifìcio della nuova ed eterna Alleanza che i coniugi cristiani trovano la radice dalla quale scaturisce, ed è interamente plasmata e continuamente vivificata la loro alleanza coniugale" (FC 57). Il Pane eucaristico fa diventare la famiglia "un sol corpo".

La famiglia cristiana, celebrando il giorno del Signore, da un fondamento solido alla comunione coniugale e familiare, ristabilisce rapporti di unità e di solidarietà con i vicini e nella comunità ecclesiale, si impegna nel servizio di carità e può vivere insieme la gioia della festa.

Domande e Risposte

1. La coppia ha riscoperto il rapporto profondo che esiste tra Eucaristia e Matrimonio, sacramenti chiamati ad esporre l'unico mistero nuziale?

Risposta
L'Eucaristia è al centro della vita cristiana, Cristo rivela l'amore di Dio Padre, la Chiesa è una famiglia di famiglie quindi centro della vita familiare dev'essere l'Eucaristia. La stima del sacramento del matrimonio è sempre stata alta, in  questo periodo è forte dell'impulso  data dal Concilio Vaticano II la teologia decisamente "rivalutato" il ruolo del laico nella Chiesa. Contemporaneamente  la Chiesa tutta ha preso coscienza della bellezza, della forza e dell'importanza del sacramento matrimonio che al pari del sacramento dell'ordine è data per l'edificazione della Chiesa stessa. La Chiesa lo ha sempre vissuto anche se forse non né aveva piena coscienza.

Matrimonio ed Eucaristia devono essere vissuti bene in coppia 

2. Le coppie raccontano come vivono il "giorno del Signore", rilevando aspetti significativi e aspetti problematici.

Risposta
- Il giorno del Signore è un'occasione per vivere l'Eucaristia come dono all'interno della coppia (l'uno per l'altro) e per stabilire relazioni con gli altri membri della Comunità.

- Occasione di offerta e di ricezione d'amore

- Rendere grazie

La coppia cristiana deve tendere a vivere questi valori;  la società attuale propone, per trovare la felicità, il consumo di energie, del tempo con lo stress del week-end e per i giovani lo "sballo" del sabato sera discoteca e l’assopimento della mente con droghe e rumore senza stabilire relazioni significative con nessuno: l'uomo è solo.

3. In che modo le famiglie possono vivere insieme il "giorno del Signore" e le altre festa parrocchiali?

Risposta
- La famiglia deve partecipare tutta insieme alla celebrazione Eucaristica

- Portare nell'Eucaristia le esperienze della settimana vissuta per farne dono agli altri e contemporaneamente accogliere le esperienze di altre coppie

- Educarsi, vivere la Festa, anche con "segni" esterni. Evidenziare i segni caratteristici dei tempi liturgici specie del periodo avvento - natale e quaresima - pasqua.

- Spiegare in ogni domenica un segno dell'eucaristia

- Costituire comunità accoglienti che accettano tutti così come sono in  special modo i bambini e i così detti "ultimi"

- Curare l'accoglienza, il saluto finale;  favorire dopo l'eucaristia la "socializzazione” dei e tra i fedeli.

4. Quale ruolo sono chiamate a svolgere le famiglie nella celebrazione dell'Eucaristia domenicale?

Risposta
- Compito essenziale della famiglia è educare alla fede; l'inserimento dei figli nella vita attiva della parrocchia  si esprime soprattutto attraverso il servizio (canto, catechesi, lettorato e servizio di carità verso i poveri, gli ammalati);

- Favorire l'inserimento dei figli facendo assumere loro, gradatamente, compiti sempre più gravosi.

- Non drammatizzare quando i figli "abbandonano" la Chiesa, ma continuare a star loro vicini , specie con la preghiera, senza assillarli, in attesa che possano scegliere Cristo in maniera adulta e responsabile.

b) La preghiera comune

La famiglia cristiana trasforma la sua vita in "sacrificio spirituale" anche attraverso la preghiera: la lettura della Bibbia e la recita del Rosario (almeno nei tempi forti dell'anno liturgico); la preghiera del mattino e della sera come momento di progettazione e di verifica della giornata all'interno della famiglia; la preghiera prima dei pasti (specialmente la domenica) e nei momenti impegnativi e di prova (esami dei figli, una malattia, un nuovo lavoro). In diverse famiglie si è introdotta la "liturgia delle Ore": le Lodi al mattino e del Vespero alla sera, che fanno ricordare e rivivere il mistero pasquale della morte e risurrezione del Signore. E' stato pubblicato recentemente un breviario adattato al cammino di preghiera della famiglia! Sta anche diffondendosi l'adorazione eucaristica, la preghiera comunitaria tra famiglie e l'esperienza della lectio divina in famiglia.

Quanta luce e forza viene alla famiglia da questa preghiera domestica, dove emergono problemi familiari, dove ci si chiede perdono, ci si riconcilia, dove ci si esorta ad amare il Signore, ci si edifica reciprocamente!

Domande

1. Condividete la vostra esperienza di preghiera, come coppia e come famiglia. Come avete maturato in voi la necessità e l'importanza di questo incontro vivo, vero, profondo e trasformante con Dio? Quale posto tuttora occupa la preghiera? Quando, quanto e come si prega? Quale eventuale spiritualità vi sostiene maggiormente? Quale eventuale aiuto trovate in parrocchia?

2. Condividete la vostra esperienza familiare di lettura e di riflessione sulla Bibbia o di eventuale Lecito divina in famiglia: come e quando vi riservate un momento così prezioso? Quali testimonianze di conversione, di luce e di pace volete raccontare?

Risposta (alle domande 1 e 2)
- Abbiamo riscoperto la bellezza e la gioia di pregare insieme, come coppia.  La domenica riusciamo a pregare tutta la famiglia insieme nella celebrazione delle lodi.

- Nella preghiera di coppia si ri-scopre la comune fragilità;

- È occasione di dare e ricevere perdono

- Per pregare occorre fare un percorso di fede, ed imparare a pregare

- Le occasioni per pregare insieme possono essere al mattino, la sera o prima dei pasti 

3. E' bello vivere "da cristiani" le feste più care di una famiglia: anniversari, compleanni, onomastici e altri avvenimenti o ricorrenze! Quali esperienze avete già fatto o quali proposte suggerite?

4. Come si affrontano in famiglia la malattia delle persone care o le inevitabili prove della vita? Come educarci reciprocamente a "portare la croce di ogni giorno", ad affidarci pienamente al Padre di ogni bontà e misericordia?

 

Risposta (alla domanda 4)
- Non è facile assumere lo stesso atteggiamento di Cristo. Accettare liberamente il dolore perché con quel gesto si completa nel nostro corpo la passione di Cristo…e tutto questo con la gioia vera del salvato…

- Adesione alla volontà di Dio. Ho in casa un esempio di  accettazione della sofferenza senza mai un lamento..

- Per crescere in tal senso occorre affidarsi a Dio che ci illumina con la sua Parola

- Quando andiamo a visitare gli ammalati spesso bisogna saper tacere, o essere disarmati… però a volte una parola vale più di mille cure.. spetta a noi, con l'aiuto del Signore, il discernimento. Certezza che per superare le sofferenze Dio ci dà la forza necessaria. È stato raccontato un episodio: una persona attraverso la sofferenza ha recuperato un cognato col quale c'era incompatibilità; è stato il Signore a suggerire ad entrambi il modo per ritrovarsi.

- C'è una sostanziale non accettazione della sofferenza specie di quella degli innocenti, la frase che ci sentiamo rivolgere è "perché proprio a me?"

- È nella celebrazione Eucaristica che tutte queste cose trovano significato, pienezza e compimento.

- Se dovesse capitare a me o ad un mio  familiare… è stato da tutti ribadito che le "armi" sono: l'ascolto della Parola, confidare ed affidarsi al Signore… è solo attraverso la preghiera che si può fare qualche progresso in questo campo.

- Affrontare il problema con le "armi" che abbiamo suggerito, evitare che venga rimosso

c) La liturgia della vita

La vita cristiana non cresce se la liturgia della Parola e del sacramento non sfocia nella liturgia della vita. Infatti la liturgia del rito, oltre che esprimere la lode, il ringraziamento e l'adorazione a Dio, ha lo scopo di abilitare i credenti ad attuare la liturgia della vita, ossia il dono di sé: "Venite impiegati come pietre vive, per costruire un edifìcio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio" ( IPt 2,4-5). Le celebrazioni liturgiche rappresentano così il punto di partenza e il momento culminante della vita e del servizio pastorale. Slegate dalla "liturgia della vita" quelle celebrazioni degenerano in un ritualismo sterile.

Per gli sposi in modo del tutto specifico il linguaggio del corpo (£/'5,28: "I mariti hanno il dovere di amare le proprie mogli come il corpo") diviene lingua della liturgia, perché in base ad esso, sul suo fondamento, viene costruito il segno sacramentale del matrimonio. La liturgia rileva anzitutto come in quel segno si realizzi la dimensione dell'Alleanza e della grazia. Così ricorda Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio: "II matrimonio cristiano, come tutti i sacramenti che sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e infine, a rendere culto a Dio", è in se stesso un atto liturgico di glorificazione di Dio in Gesù Cristo e nella Chiesa" (FC 56); è così memoriale, attualizzazione e profezia di quanto avvenuto sulla croce, gli sposi sono l'uno per l'altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi.

Domande

1. Come fare interagire l'essere un "atto liturgico" della coppia-famiglia, con la liturgia della comunità parrocchiale?

2. Come aiutare gli sposi e la famiglia a comprendere maggiormente i riti, i gesti, i segni liturgici e a partecipare attivamente alle celebrazioni liturgiche?

Risposta (alle domande 1 e 2)
- Con  la testimonianza di una fede adulta.

- Eliminare la separazione tra vita e celebrazione Eucaristica

- Partecipazione liturgico sacramentale come coppia  (per recitare insieme l'atto di pentimento ed offrirsi la pace)

- Avere una pastorale familiare che aiuti alla preparazione al matrimonio, con un cammino di fede specifico, non possono certo bastare tre o quattro incontri prima. Per diventare sacerdote occorrono 13 anni di preparazione…

- Accompagnare le giovani coppie. Molti divorzi avvengono entro il primo anno di matrimonio…Spesso sono impreparati a superare le difficoltà… è più "comodo" almeno a prima vista separarsi….occorre che le coppie "anziane" diano testimonianza di come insieme abbiano superato le inevitabili crisi coniugali.

- Pensare anche per le coppie anziane, anche per loro occorre un cammino di fede (per togliere quel po’ di ruggine che la vita può aver deposto)

3. La coppia conosce il linguaggio del corpo per dire l'amore: come collaborare perché anche il linguaggio liturgico venga attuato e riconosciuto come il modo con cui la Chiesa canta e celebra l'amore dello sposo e riceve le parole e il corpo dell'amato Cristo Gesù?

4. Come aiutare gli sposi a la famiglia a far rifluire la vita nella liturgia (a celebrare l'azione di Dio che salva la nostra vita) e a far rifluire la liturgia nella vita (a "vivere" nel quotidiano quello che "siamo diventati" con la celebrazione liturgica)?

Risposta (alla domanda 4)
- Non dobbiamo scervellarci per trovare le parole o qualche linguaggio particolare per del corpo. È ancora una volta la Parola che ci viene incontro. Il corpo è immagine viva del Signore: " maschio e femmina li creò" Esso è pertanto da amare e onorare perché "molto buono"

- L'uomo è chiamato a cantare la corporeità (Cantico dei cantici), ma non in maniera banale o irrispettosa del progetto di Dio sull'uomo

- Attraverso il corpo l'uomo è chiamato a lodare il Signore, suo creatore

- Spontaneità dei gesti, offerta di se, totale dono per l'altro sono gli atteggiamenti comuni, i punti di contatto tra la vita di coppia e la celebrazione Eucaristica. 

5. Quali suggerimenti date perché le celebrazioni liturgiche educhino ad una religiosità autentica, ad un rapporto con Dio convinto, vero, intimo, vitale?

6. Quali esperienze di celebrazioni liturgiche avete fato nei luoghi in cui la famiglia vive (quartiere, zona, piazza, punto di ritrovo... )?

 


sito on line da venerdì 14 marzo 2002; aggiornato il 15.6.2008

© Parrocchia Madonna del Santo Rosario, Alghero -2002/2008; Webmaster: Gianfranco Mariano

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