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Acr alghero-Bosa |
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Il Consiglio parrocchiale dell'A.C. - Gruppi e Educatori - L'inno dell'A.C. |
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Il prossimo anno associativo sarà dedicato ad un impegno straordinario per il
rinnovamento dell’A.C. Straordinario
nello spirito, per le circostanze che l’ hanno determinato, per i problemi che
abbiamo davanti a noi, per la carica di fiducia con cui lo iniziamo…
Straordinario negli obiettivi: rivedere alcuni grandi capitoli della vita
associativa a cominciare da quello della formazione, includendo quello della
struttura associativa e dello Statuto. (…) Se un tema dominerà, sarà quello
della NOVITA’” Carissimi
educatori e responsabili, BENTORNATI!!! Abbiamo
voluto accogliervi e salutarvi con le parole di Paola (Bignardi)
che sono significative dello spirito della vita associativa del prossimo
triennio. Per questo l’A.C. ha fatto proprie le
parole del Papa all’XI assemblea nazionale: “DUC IN ALTUM, AZIONE CATTOLICA! Il
programma diocesano di questo anno associativo, in linea con quello nazionale, è fortemente orientato in una prospettiva
missionaria ed invita anche l’A.C.R. a scelte importanti e coraggiose. Per
questo ci avviamo insieme a vivere questo anno associativo con l’umiltà di chi
sa che la collaborazione di tutti è necessaria. Vogliamo,
perciò, trasmettervi la nostra disponibilità nel metterci in comunione con voi
educatori, i bambini e le loro famiglie, a percorrere insieme la strada
dell’impegno, della corresponsabilità per realizzare i nostri progetti, nel
servizio gratuito, nella preghiera, nell’ascolto della Parola e nella crescita
di una fede adulta. Siamo però consapevoli
che le “cose da fare” non completano il rinnovamento: questo può partire solo
dal cuore, dalla fedeltà al Signore e dal cammino spirituale di ognuno di noi. Vi ringraziamo per il
servizio educativo che svolgete nelle vostre realtà… È proprio vero! MANI PER TUTTI…TUTTI PER MANO! Buon lavoro!
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Programma ACR 2002/03 “Mani per tutti… «In particolare sarà da scoprire sempre meglio la vocazione che è propria dei laici, chiamati come tali a “ cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali ordinandole secondo Dio “ed anche a svolgere i propri compiti nella Chiesa e nel mondo con la loro azione per l’evangelizzazione e la santificazione del mondo» (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 46). …ma siamo sicuri che sia la pagina del nuovo cammino
ACR?!?
Ebbene sì! I ragazzi dell’AC hanno il compito di vivere la laicità a
loro misura tanto quanto un giovane o un adulto: in questo essi sono aiutati
dalla loro interiore spinta verso la PIENEZZA. Bambini e ragazzi chiedono di
essere accompagnati nella ricerca della risposta a questa loro domanda di vita
per lasciarsi coinvolgere totalmente nell’esistenza degli altri, della Chiesa,
di Gesù e per maturare gli atteggiamenti dell’accoglienza, della disponibilità
e della condivisione, imparando dalla vita di Cristo …questo è il loro contributo
di laici per la Chiesa locale e universale! Quest’anno ragazzi ed educatori saranno illuminati dal passo
del vangelo di Marco che racconta l’incontro tra Gesù e il giovane ricco (Mc 10, 13-27): è Gesù stesso la guida che indica e
accompagna sulla strada del Regno, ma per seguirlo servono piedi agili, ma
soprattutto mani libere! Il cammino 2002/2003 avrà come simbolo centrale le mani:
MANI PER TUTTI… TUTTI PER MANO! Mani per tutti: per fare il passo decisivo verso il Signore
i ragazzi (e insieme con loro gli educatori !) dovranno staccarsi dalle cose di tutti i giorni
“…vai, vendi ciò che hai… poi vieni e seguimi”
e rivolgere le mani liberate alla mano sicura del Maestro, che ci insegna a
mantenere le mani vuote per offrire ai fratelli e ricevere da loro. Tutti per mano: con le mani sgombre da cose inutili ognuno
può poi camminare speditamente verso il Regno, prendendo per mano i fratelli “...lasciate
che i bambini vengano a me… perché a chi è come loro appartiene il Regno di
Dio…”. IDEA DI FONDO Le mani non vanno usate per stringere e “aggrapparsi” ai
beni materiali, sono mani che non si vergognano di essere vuote, mani che
mendicano l’amore di Dio, pronte a ricevere e a donare, sono MANI PER TUTTI. Ecco la chiave della sequela proposta ai bambini e ragazzi
dell’Acr per questo anno associativo. INIZIATIVA ANNUALE L’immagine delle mani (così come il Magilibro
dello scorso anno) accompagna i ragazzi nel loro cammino e potrà essere valorizzata
in tutti i modi che la fantasia suggerisce. Quello che appare subito nell’I.A. di quest’anno è la loro presenza negli slogan, nella
storia, nelle feste, attraverso gesti (uno per ogni tappa) che aiutano a
comunicare con immediatezza e sintesi il centro del messaggio. L’I.A. pone un forte richiamo alla testimonianza, alla fede
che si incarna nella vita, a mostrare agli uomini che appartenere a Cristo
rende liberi, liberi di amare i fratelli e dire che un altro mondo è possibile:
si chiama Regno dei Cieli e va costruito già iniziando qui e ora. Per questo i
bambini e i ragazzi imparano a guardare gli altri con lo sguardo di Gesù, per
quello che sono le persone e non per quello che hanno (Mese del Ciao), a
liberarsi dalle cose e a utilizzarle per costruire la giustizia e la pace (Mese
della Pace), a lavorare insieme con gli altri per il bene di tutti (Mese degli
Incontri), a prendersi cura della terra che ci è stata affidata (T.E.E.) Un cammino di iniziazione alla vita cristiana Nella guida di quest’anno troveremo dei cambiamenti che
vanno nella direzione di un cammino formativo più organico. Dalla riflessione
sull’esperienza educativa ne è scaturita un’organizzazione più semplice e sistematica
in cui: ·
l’I.A. si integra in modo armonico con il cammino di
catechesi. Non si prevedono per questo i sussidi a livello diocesano che hanno
aiutato sin qui gli educatori. Ci sarà una scheda iniziale seguita poi da altri
”appunti di viaggio” che serviranno come approfondimento e da chiave di lettura
del sussidio; ·
la scansione temporale è ritmata sull’anno liturgico,
che in questo modo viene valorizzato acquisendo la stessa importanza
dell’aspetto catechetico e caritativo (Mese del Ciao,
Mese della Pace…); ·
la guida del cammino di fede dei ragazzi è
riconosciuta come mediazione al Catechismo CEI per l’Iniziazione Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, pertanto
è lo strumento idoneo ad un cammino differenziato. All’interno dell’equipe diocesana si è dato vita ad una sottocommissione che avrà il compito di seguire, studiare e coinvolgere quelle parrocchie che hanno intrapreso, o che vogliono iniziare, i cammini differenziati.
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Commento
al brano evangelico (Marco 10,13-27) Alcune riflessioni “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Così si presenta nel vangelo un giovane che un
giorno rompe la monotonia e la regolarità dell’essere un “bravo giovane”… (oggi,
forse, potrebbe essere un “bravo educatore ACR”) e pone a se stesso, prima che
a Gesù, la domanda decisiva. Dalle poche righe che i tre evangelisti dedicano a
questo episodio, non è facile capire quale è la portata di questo interrogativo. Che cosa è la vita eterna che il giovane vuole conquistare?
E’ il paradiso per l’al di là, la ricompensa finale al bene fatto quaggiù?
Sembra di no, data la mentalità di allora, e dato che tutto il seguito
dell’episodio è la risposta di Gesù a Pietro (vv.
29-30). Forse, possiamo immaginare che questo giovane cercasse
realmente qualcosa d’altro, oltre alla sua bontà onesta, volesse uscire dalle
sue limitazioni di ragazzo per bene. Se può dire a Gesù di aver osservato tutta la legge
fin dall’infanzia, può anche sentirsi in pace con la coscienza, e sicuro della
ricompensa futura… Forse, quello che tormenta questo giovane è la noia
di una vita buona solamente per se stessa, con tutte le carte in regola, ma
senza un palpito, senza uno slancio: una vita che è buona perché non è cattiva
e non fa niente di male. Forse, è il desiderio violento di vivere,
finalmente, perché fin qui non ha vissuto, non ha fatto né generato qualcosa,
ma solamente non ha commesso nulla di male. Così, si può capire che cosa intende quando dice
“vita eterna” e si potrebbe tradurre in termini nostri tutta la domanda così: “che cosa
devo fare per godermi la vita, e godermela in modo che mi soddisfi pienamente,
senza lasciarmi poi delle delusioni?”. E’ un desiderio molto diffuso, oggi nei giovani, a dispetto
di tutte quelle dicerie che si dicono di loro, a dispetto di tutto un loro
gergo, dove “godersi la vita” indica proprio l’ideale più squallido ed
egoistico… Si cerca qualcosa di diverso, si chiede un’altra
uscita per i desideri più profondi, e si bussa alle porte più qualificate o più
rinomate per cercare una risposta. Anche tu educatore, giovane o meno giovane, leggendo
questa pagina, lasciandoti provocare dalla Parola, non puoi non sentire dentro
di te qualcosa che non ti lascia in pace, e che ti spinge a cercare un mondo,
un luogo, una occasione per dare alla tua vita un senso più profondo! Troppo spesso il nostro essere buoni muore nel
solito cerchio delle cose da fare e da non fare; ti senti ripetere fino alla
noia che il tuo primo dovere è lo studio o il lavoro, che devi aiutare in casa
tua, che tocca a te continuare le buone tradizioni di famiglia… che il tuo ruolo
di educatore e l’attenzione ai ragazzi devono essere sempre più qualificati… E
chi dice così a ragione, e indica delle realtà che non si possono e non si
devono trascurare: la nostra vita si snoda entro un certo quadro che comporta
responsabilità alle quali bisogna rispondere nel migliore dei modi. E sarebbe
uno sbaglio ignorare tutto questo, ed evadere in realtà più lontane. Però non basta: nel cuore di chi è giovane e buono
batte, con sempre più energia un desiderio profondo di cose più grandi, di impegno
più completo, di scelte generose che cambiano tutta la prospettiva e danno un
nuovo valore a quelle cose quotidiane. Bisogna trovare una risposta, e perciò bisogna
gridare questa domanda, senza soffocarla né ridurla a una piccola richiesta di
come impiegare il cosiddetto tempo libero. Prendi anche tu coraggio e chiedi a te, a tutti,
chiedi al Signore: “che cosa devo fare?” Sappi che ci vuole coraggio, perché se ti poni
questa domanda, non puoi più continuare come prima, non puoi più sentirti buono
solo perché non sei cattivo, non puoi più smettere di cercare il senso della
tua vita, e nemmeno puoi accontentarti di quanto hai capito oggi, e capirai
domani. Forse, oggi, il tuo servizio educativo in AC può sembrarti
una risposta, e puoi elencare tutte le belle e grandi cose che qui hai capito e
realizzato: ma se guardi bene, anche questo modo potrebbe alla lunga diventare
una scusa per non affrontare la domanda “che cosa devo fare?”… Se hai coraggio, in questo anno associativo chiedi a
te stesso: “che cosa devo fare?”… Perché sono al mondo, io, così? Quale
è il senso della mia vita? Perché ho scelto di essere educatore ACR? La risposta c’è. Vivi
di più
Gesù guarda con amore questo giovane che gli pone
una tale domanda: e siccome lo ama, gli fa la proposta più completa, lo invita
a quel tipo di vita che è più perfetto e che risponde a tutta l’aspettativa del
giovane. “Se vuoi la vita, vendi tutto quello che hai,
dallo ai poveri e vieni con me”. E’ un lampo di luce abbagliante che di colpo
illumina un paesaggio mai visto, è una voce di tuono che risveglia tutti i desideri
sopiti: ma è anche una luce e una voce che fa vedere e dice ciò che forse non
si vorrebbe. Vivere è dare, è generare, è far vivere: vivere è
trarre continuamente da sé qualcosa da offrire, vivere è scavalcare continuamente
la propria morte, il limite di se stessi, della propria efficienza, del proprio
possedere. Gesù lo dice apertamente, con la forza della verità
e dell’amore, con il calore dell’amore che vuole offrire tutto senza ingannare
e senza frustare l’attesa dell’altro. Qualcuno, al posto di
Gesù, avrebbe forse risposto
con parole più dolci, più sfumate, così da non spaventare e da lasciare quel
ragazzo nell’illusione di essere già nella vita: “sei già buono, accontentati
di quello che fai, non esagerare, non diventare un fanatico! Che cosa vuoi di
più?…” Forse anche noi alcune volte abbiamo ricevuto
risposte di questo tipo!… Forse anche noi abbiamo dato queste risposte ai ragazzi…
che ci interpellano chiedondoci testimonianza, esempio di vita!… Che dono immenso, invece, questa risposta di Cristo:
così chiara, così decisiva, così invitante, così in linea con quel desiderio
profondo di infinito, di amore totale, di generosità senza limiti, che è
proprio del cuore dell’uomo… a maggior ragione del cuore di ogni educatore che
si rende disponibile, come ci ricorda S. Paolo, ad essere collaboratore
della gioia che è già presente in ogni ragazzo che ci è affidato. “Va vendi tutto quello che hai e dallo hai poveri” Si può seguire Cristo tanto più si è poveri… se guardiamo
alla nostra vita, ci rendiamo conto che ciò che ci impedisce di essere
profondamente con Cristo, è la nostra mancanza di povertà… …Non abbiamo tempo di pregare, perché dobbiamo fare
mille cose da cui speriamo qualche risultato… siamo talmente legati alle nostre
comodità che non riusciamo a togliere mezzora al sonno… siamo talmente abituati
ad avere tutto a portata di mano, che ci pare impossibile fare qualcosa che non
ci dia niente di immediato e ci chieda invece tanto impegno… Ma il risultato è che diventiamo sempre più poveri
se non di cose, certamente di vitalità, di libertà, di capacità di amore, di
generosità, di dedizione: e ci allontaniamo sempre più da Cristo. “Il giovane se ne andò triste, perché possedeva
molti beni” Era venuto cercando una vita più piena, un modo per
spremere dai suoi giorni tutta la felicità possibile, e Gesù, il Maestro buono
che a tutti dava qualcosa, a lui chiede tutto… Il giovane ricco non ha il coraggio di credere che
Cristo ha ragione, che conosce l’uomo e i suoi segreti più di ogni altro, e… altro
non cerca che la sua felicità: non accetta la sfida e se ne va muto. Tu cosa dici, quale risposta offri alla proposta che
il Signore Gesù rivolge anche a te in questo anno associativo? E’ il momento di fare l’inventario di quanto
possiedi, senza lasciare nulla sepolto nel tuo giardino, per poterlo riprendere
quando vuoi. E’ il momento di offrire tutto, con quel gesto
concreto che tu sai e dal quale comincia una vita nuova. Non ti manca né la fantasia per indovinare modi e circostanze
possibili oggi a te, né lo slancio generoso del cuore che cerca l’avventura più
bella e più grande. Tutto è pronto, perché il tuo gesto sia l’opposto del giovane ricco: per non andartene triste, ma per buttarti gioioso nella grande avventura di costruire con Cristo il suo Regno… anche grazio al tuo lavoro educativo in ACR e in parrocchia… |
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EDUCATORE...COMPAGNO
DI STRADA L'educatore,
giovane o adulto di A.C. radicato nel
riferimento ecclesiale, civile e associativo, si rende disponibile a servire il
Regno di Dio tra i ragazzi e diventa strumento attraverso cui opera la
sollecitudine del Padre per i suoi figli in ogni tempo. Il Rinnovamento della
catechesi (185) vede l'educatore come Testimone di Cristo Salvatore... che deve
sentirsi e apparire un salvato: uno che ha avuto non da sé, ma da Dio, la
grazia della fede e si impegna ad accoglierla e a comprenderla, in un
atteggiamento di umile semplicità e di sempre nuova ricerca. La dimensione del servizio educativo si matura, dove è possibile,
attraverso un percorso personale all'interno di un itinerario formativo del
proprio settore di appartenenza (settore giovani... ) Questa partecipazione e
appartenenza indica la capacità di lasciarsi coinvolgere in un'esperienza di
crescita che esprime con i fatti il rifiuto della logica del "tirarsi
indietro". Vivere da discepoli del Signore Gesù significa sentirsi
chiamati a diventare pietre vive della comunità cristiana. Chi accetta di
vivere secondo lo stile della partecipazione è disposto a lasciarsi interpellare
dalle numerose situazioni di gioia, ma anche di difficoltà, che riempiono la
vita della comunità sociale, civile ed ecclesiale e a farsene carico, con
gratuità e responsabilità. |
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Per
ricordare: un po’ di metodologia. “Invitando il ragazzo a
crescere in maturità umana e cristiana, sintesi e cuore dell’Iniziazione Cristiana,
l’ACR – fedele alle indicazioni della Chiesa che è in Italia e allo statuto
dell’AC – propone un itinerario a tre dimensioni: catechistica, liturgica e caritativo-missionaria. Il cammino ACR, per questo, si presenta secondo tre dimensioni: catechesi, liturgia e carità (Iniziativa Annuale), ma è pensato, programmato e vissuto dai ragazzi come un unico itinerario a tre facce (con continui collegamenti, rimandi, intersezioni) e nasce dall’incontro tra la realtà dei ragazzi e le fonti: la Parola di Dio, i contenuti catechistici, i documenti magisteriali, il Progetto ACR.” |
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| Liturgia | Carità | Catechesi | |
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Che cos'è |
La
dimensione liturgica fornisce una lettura dei contenuti di quel periodo
specifico dell’anno liturgico. Valorizzazione delle festività, continuo riferimento al cammino della comunità cristiana |
I quattro mesi in cui si divide l’iniziativa annuale (Mese del Ciao, Mese della Pace, Mese degli Incontri, Tempo Estate Eccezionale) aiutano a tradurre nella storia, anno per anno, gli obiettivi prefissati. | I
tre tempi di catechesi proposti ogni anno guidano il ragazzo a raggiungere
gli obiettivi prefissati. |
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Com'è |
L’itinerario comprende: Segni e gesti da valorizzare |
Ogni mese si sviluppa in: Studio Animazione Servizio |
Ogni tempo è suddiviso
in:
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Inoltre |
Nell’analizzare la Guida si denota che le pagine dell’Itinerario Liturgico (color Arancio) non sono strutturate ad incontri settimanali, ma non sono altro che un aiuto per calare meglio l’Itinerario di Catechesi e di Carità nel periodo Liturgico specifico (per azzeccare la preghiera settimanale, gli impegni da prendere). |
Ogni mese si conclude con una festa che coinvolge più persone attorno alle scoperte fatte e alle decisioni prese; la storia fornisce spunti e idee per l’ambientazione delle attività. |
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