Le
relazioni
Testo
di riferimento: "Progettare la Pastorale con la famiglia in
parrocchia", AA.VV.
Ed. Cantagalli, Siena - www.edizionicantagalli.com
-
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gli appunti presi durante:
Gli
appunti presi durante la relazione dell'11 ottobre
Premesse:
la pastorale parrocchiale molto consolidata, anche se ha fatto e fa
molta fatica;
la pastorale per la famiglia, con i primi passi fatti negli anni ‘70
dopo le leggi su divorzio e aborto, considerava la famiglia solida e non
in crisi.
Lo Spirito si è mosso: proprio mentre la famiglia mostra i segni della
debolezza, arriva il Concilio, arrivano documenti molto importanti che
ancora oggi sono attualissimi. Una indicazione forte viene dall’indicazione
che la famiglia deve essere soggetto di pastorale, ma non abbiamo
ancora capito che la famiglia è risorsa, che nella Chiesa continua ad
essere un talento nascosto, una ricchezza divina inutilizzata. Perchè?
Culturalmente-sociologicamente, suddividiamo la società in singoli
individui e "insiemi" di persone, distruggendo culturalmente la
famiglia. L’individuo è contro la Trinità, Dio non ha creato singoli
ma soggetti in relazione, uomo e donna insieme. La famiglia non è la
somma di due persone, non è un insieme, ma è una soggettività originale
e non assimilabile ad altre forme. I due formano una sola carne, non sono
solo due che vivono insieme, e per di più ha un prima (genitori)
ed un dopo (figli). Ha come codice di vita l’amore e per i
cristiani si aggiunge per di più la sacramentalità. Per questo la Familiaris
Consortio la mette in risalto. Dio ha creato una famiglia per prima,
non una parrocchia che, essendo venuta dopo, è al servizio della stessa.
Così Stato e Comune. La famiglia è l’unica struttura creata
direttamente da Dio.
Il rapporto tra famiglia e parrocchia deve cambiare. Una volta la
famiglia era forte, aveva genitori veramente comunicatori della fede, e
senza dubbio i figli apprendevano la fede da padre e madre. Oggi la Chiesa
ha creato una pastorale di settori, ha fondato una pastorale per la
famiglia, ma dov’è la pastorale CON la famiglia?
ORDINE E MATRIMONIO
C’è una situazione sbilanciata: grande quantità di documenti
sulla teologia del sacerdozio e scarsissima sulla teologia del matrimonio.
Il Magistero non fa figli e figliastri. Già nel ‘75 si sono messi
insieme ordine e matrimonio. Al n. 1.534 del Catechismo i due sacramenti
vengono considerati come necessari per la salvezza altrui; sono entrambi
un servizio e contribuiscono alla salvezza personale in quanto dedicati
agli altri.
Ordine e matrimonio hanno la comune derivazione battesimale e,
indubbiamente, oltre l’essere figli di Dio non si può andare. Cristo ha
trasformato tutti in re e saderdoti e ne chiama alcuni dall’altezza
nella quale li ha posti per lavare i piedi ed aiutare il popolo a
mantenere la dignità di popolo di re e profeti. A questo servono i
sacerdoti. Ordine e matrimonio sono a ben vedere una specificazione della
vocazione battesimale.
Il sacramento dell’ordine è per il singolo, il matrimonio fa
diventare sacramento la relazione, ma entrambi (sacerdoti e coppia) sono
frutto dell’unica sponsalità, essendo il presbitero l’attualizzazione
sacramentale di Cristo che è pronto a donarsi alla Chiesa, e come tale si
dona alla sua comunità, mentre gli sposi attualizzano il rapporto di
amore tra Dio e la sua comunità. Sono loro a richiamare l’attenzione
sul fatto che Cristo sta amando la comunità, dimostrandosi semplicemente
amore reciproco, vero, senza secondi fini.
Presbitero e coppia sono chiamati ad edificare il popolo di Dio: è Dio
ad aver voluto i due sacramenti per fare Chiesa, ma nonostante ciò oggi
si basa tutto su uno solo dei sacramenti (quello dell’ordine). E
inevitabilmente nasce lo stesso tipo di problema che affronta la famiglia
dove viene a mancare uno dei genitori con figli in tenera età...
La Chiesa ha creato ministeri differenti per la comunità (catechisti,
animatori, lettori, ecc.), ma si rischia di far diventare questi più
importanti dell’unico ministero creato da Cristo.
Cristo diventa corpo con tutti, non predilige alcuni ad altri, si
lascia mangiare e assimilare dall’umile e pio cristiano e dal criminale,
e questo nonostante l’umanità del sacerdote (suo ministro) faccia
scelte e distinzioni tra persone.
Nello svolgere il suo compito il sacerdote ha bisogno di aiuto. Spetta
innanzitutto alle famiglie sostenerlo ed affiancarlo, riconoscendo che c’è
un ruolo da svolgere per entrambi.
Mai dimenticare che il matrimonio cristiano partecipa del carattere
sovrannaturale del rapporto Cristo-Chiesa: gli sposi sono il richiamo
permanente di ciò che è avvenuto sulla Croce: l’amore profondo di
Cristo per l’umanità.
Per questo non si può fare Chiesa senza il sacramento del matrimonio.
ORDINE E MATRIMONIO SECONDO LA PRASSI PASTORALE
Nella preparazione al sacerdozio si mira a far crescere una
persona per farla diventare adeguata al servizio che dovrà svolgere.
Una coppia sa cosa dovrà diventare con il sacramento del matrimonio?
Se non si sa a cosa sono destinati, come si può prepararli?
Senza avere piena coscienza di ciò c’è il concreto rischio di
sminuire la ministerialità degli sposi, di limitarla.
Con il presbitero so cosa devo fare e cosa dovrà fare, ma non è così
per i corsi di preparazione al matrimonio, che rimangono sulla soglia del
vero nocciolo del ministero.
LA FORMAZIONE PERMANENTE
Da tempo ci si è resi conto che la fede ha bisogno di momenti di
ristoro, capaci di ridare la carica necessaria a proseguire nel proprio
cammino. Per questo esistono incontri vari per tenere viva la grazia
sacramentale dei sacerdoti. E cosa si fa perchè altrettanto succeda nel
matrimonio?
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Guardiamo a come funzionano le nostre parrocchie: convochiamo più o
meno direttamente gli sposi solo per circostanze (battesimo, cresima,
comunione, ecc.), certo importanti, ma sempre limitate nel tempo.
A tutti bisogna ricordare che la pastorale altro non è che l’azione
di Gesù pastore con la sua Chiesa.
Al lavoro si può essere Gesù che fa pastorale, anche senza fare
prediche, ma essendo presenti, ascoltando, rispondendo con gentilezza,
invitando un caffè, ... Sono tutte azioni che si possono fare non solo in
parrocchia, ma ovunque.
Gli
appunti presi durante la relazione de l
12 ottobre
Della famiglia si continua a guardare l’involucro, senza guardarne il
cuore.
La sessualità è solo la porta d’ingresso: si può una vita intera
stare a contemplare solo la porta, senza ammirare tutto ciò che la casa
può offrire?
E’ indispensabile una formazione permanente di sposati ed innamorati
perchè si rendano conto del mistero grande del quale sono partecipi
ORDINE E MATRIMONIO: DAL DIALOGO ALLA CORRESPONSABILITA’ O
COMPLEMENTARIETA’
Dire complementarietà non significa che uno dei due doni siano
incompleti, ma significa affermare che entrambi sono coessenziali alla
vita della Chiesa. Il Regno di Dio, come Dio lo vuole, può essere solo se
entrambi funzionano.
Quando si parla di ministero molti tendono a limitarlo all’ordine, ma
è tale anche il matrimonio, con il quale viene conferito agli sposi un
compito specifico.
Nella Familiaris Consortio si parla di "ruolo
profetico", "sacerdotale" e "regale" degli sposi,
ma altrettanto in altro documento si dice del sacerdozio.
DIMENSIONE PROFETICA
Il presbitero è per l’annuncio della Parola: è costituito
maestro e deve vigilare perchè il Vangelo venga annunciato con fedeltà.
Gli sposi: sono immagine di Dio (... a immagine di Dio LO creò,
maschio e femmina LI creò...), comunicano l’unità e la Trinità di
Dio. E’ la stessa immagine tramite la quale Dio ha voluto presentarsi.
Non si può prescindere da questa modalità di presentarsi di Dio.
E’ triste stupirsi di fronte alla bellezza di un tramonto, ma non
davanti alla bellezza di una coppia che si ama, per ciò che provano tra
di loro, per l’infinitezza del sentimento che li unisce.
Gli adulti devono guardare ad ogni innamoramento come ad una cosa che
viene da Dio, certo da verificare, da capire se sarà duraturo, ma se
anche 1 su 100 dovesse continuare, di esso bisogna ammirare l’amore
vero, perchè nasconde il Progetto di Dio e può diventare famiglia vera.
Chi annuncia la Parola non può che annunciare con la famiglia.
La famiglia è buona notizia...
Abbiamo ingrandito così tanto la cornice introno al creato, da
rischiare di perdere nella vastità il quadro che doveva essere esaltato.
La coppia visibilizza e partecipa l’amore pazzo di Cristo per la
Chiesa. Nessun innamorato, come Cristo, coccola la sua sposa.
I cristiani sposi sono e devono essere "Cristopositivi",
contagiando gli altri con la sola presenza, e possono farlo perchè sono
solennemente presenza di Cristo che vuole fare Alleanza.
Come può il presbitero evangelizzare senza tutto ciò?
Quante coppie e famiglie cristiane sanno di essere immagine di Dio
Amore?
DIMENSIONE SACERDOTALE
Presbitero: battezzare, Eucaristia, riconciliazione, annunzio ai
malati... Si può fare parrocchia facendo catechesi senza la famiglia?
Si può dire l’efficacia di un battesimo senza la reale
collaborazione dei coniugi? Molti considerano (nelle famiglie) questo
primissimo sacramento una sorta di assicurazione in caso qualcosa non vada
bene... e così si finisce per spartire il bambino: agli sposi-genitori il
corpo, alla Chiesa l’educazione e la crescita dell’anima!
Il battesimo è la rivelazione di un bambino figlio di Dio che Dio già
aveva in mente prima che venisse concepito. Nel sacramento si celebra
questa identità, ma se al bambino non si insegna che ha un Papà grande
nei cieli, se ne fa un orfano di Dio!!! Se lo capisce, si rende conto che
esiste qualcuno di molto più grande.
Nel progetto "Parrocchia e Famiglia" che si sta portando
avanti, si trovano singoli genitori che insegnano ai propri figli la fede,
annunciano la fede come co-generatori. Si chiede loro di annunciare la
fede, invece che la partecipazione ad una religione...
Oggi la prima preoccupazione dei genitori che i figli abbiano un buon
lavoro, un posto nella società, ma sanno che non esistono figli di Dio
senza vocazioni? Per ciascuno c’è un posto nella Chiesa. E nella
Cresima si capisce qual’è il ruolo, si matura.
Tra Matrimonio ed Eucaristia c’è un rapporto (vedi "Amarsi
senza fine", ed. Cantagalli): nell’Eucaristia Cristo risorto fa
corpo, si trasforma durante l’assimilazione in una parte di chi lo
mangia. Gli sposi solo guardando all’Eucaristia approfondiscono cosa
significa dare il proprio corpo per amore. Cristo quando viene ricevuto
diviene un corpo solo con chi lo ingerisce, così diventano un corpo solo
gli sposi. L’amore non si fa solo a letto, ma 24 ore al giorno,
intuendo, ascoltando, aiutando il proprio coniuge.
Certo, guardando a molte coppie attuali ci si dispera: uomini e donne
ridotti a stimolarsi con film porno e tecniche strane per fare l’amore...
Salta agli occhi che hanno disimparato a fare l’amore e, così
continuando le cose, spetterà alla Chiesa reinsegnare a fare l’amore!
La Riconciliazione la dà il prete. E’ diventato un rito nascosto e
non è più parte della Chiesa. Chi la frequenta non si riconcilia con i
vicini, non esprimono più della Chiesa l’immagine di chi riconcilia.
Gli sposi possono dire con i fatti che Dio riconcilia sempre, anche i
peccati peggiori, i tradimenti compresi, per dire che l’Amore di Dio è
più forte del tradimento. Ciò il prete lo può dire, gli sposi devono
dimostrarlo.
Ma oggi la capacità riconciliativa degli sposi è divenuta solo una
cosa privata, che resta in casa.
L’unzione dei malati, l’attenzione per la vita sofferente, si
limita all’attività del prete nei loro confronti. Ma a loro si può
dare solo l’Unzione?
(Nella sua parrocchia mons. Bonetti ha affidato al suo vicario "la
caccia" a soli e malati.)
Se si annuncia solo l’Unzione dei malati e si lascia il senso della
vita a medici ed infermieri, si trascura ciò che gli sposi hanno: il
senso della vita che nasce e che muore...
Nella dimensione regale il presbitero è capo, presiede la comunità.
Ma se c’è un capo deve esserci un
popolo, che deve essere in comunicazione con il suo capo.
La famiglia è la più efficace delle reti di comunicazione, grazie
alla parentela che finisce per unire tutti. Questa grande ricchezza non
viene utilizzata e la comunione tra famiglie si perde.
Al n° 50 della Familiaris Consortio: la famiglia vive comunione
e comunità in natura, la famiglia è un coefficiente coagulante.
Non si può fare pasta senza farina e la famiglia è la farina della
comunità.
Il vuoto culturale di oggi invoca il ritorno della famiglia vera a Dio.
Gli
interventi alle relazioni dell'11 e 12 ottobre
Cosa fare di concreto?
Come far riscoprire la famiglia, soprattutto ai giovani?
Se Dio è presente 24 ore al giorno, cosa faccio io personalmente?
Come amalgamare giovani e non?
Come portare le indicazioni dell’episcopato mondiale sulla famiglia
nel concreto, vincendo la sfiducia anche dei parroci?
Questo tempo non è evangelizzabile
La famiglia è al 95% un fatto giuridico e non un fatto teologico.
Che valore hanno le famiglie che non vanno bene?
Si può predicare solo se vi sono esempi concreti da portare all’attenzione
della gente.
LE RISPOSTE DI MONS. BONETTI
Dalla pastorale che è stata siamo stati generati, ma da quella
per le masse, con funzioni a loro dirette (feste, celebrazioni varie,
preparazione del matrimonio, ecc.) non si sono ottenuti grandi risultati.
Non si può certo agire facendo scappare le masse, che non generano altro
che riti, tradizioni, ma non fede. E del resto basta osservare quanti si
convertono grazie nell’attività pastorale tipica. Qualcuno si converte
con le processioni?
A questo tipo di pastorale che porta alla sterilità bisogna porre un
freno, perchè l’orizzonte è chiaro: la Chiesa finirà con chi oggi la
segue.
Qual’è il soggetto che in questo contesto può fare la rivoluzione?
Il corso per gli atei, per i giovani? No, per la famiglia, soggetto
primario. Fosse anche una. Anche Gesù ha iniziato dai piccoli numeri.
Bisogna coltivare il sale, il lievito di quelle famiglie, perchè loro
ed i loro figli facciano strada.
Dobbiamo recuperare i cristiani che vengono in Chiesa.
Quanti sanno spiegare che il sacramento è un ideale di vita?
Il matrimonio lo è ed implica conseguenze che non si possono ignorare
o aggirare accendendo tutte le candele del mondo a Santa Rita; se non si
impara ad amare il coniuge un po’ di più, non ci si può salvare.
Perchè la propria dimensione come sposi è insieme, inutile
nasconderselo.
Se il cuore di ciascuno è nella famiglia: come può un prete vederlo
nella parrocchia? La Chiesa è in famiglia e la famiglia è in Chiesa. Nel
progetto avviato, 32 parrocchie portano avanti la sperimentazione con i
pochi che sono ricettivi.
Ci deve essere un tempo ritagliato come singolo e come coppia che deve
essere dedicato a Dio.
Il tempo da dedicare agli altri è missione della famiglia.
* Direttore dell'Ufficio Nazionale
per la pastorale della famiglia della CEI, docente di Spiritualità
coniugale e familiare alla Pontificia Facoltà Teologica "Teresianum"
di Roma

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