Il Convegno sulla famiglia
11, 12 e 13 ottobre 2002

 
 

Le Relazioni di Mons. Renzo Bonetti*

 
 Le relazioni 
Testo di riferimento: "Progettare la Pastorale con la famiglia in parrocchia", AA.VV.
                               Ed. Cantagalli, Siena - www.edizionicantagalli.com

 Per scaricare le relazioni, scegli il formato che preferisci :

 Vedi gli appunti presi durante: 

 

 Gli appunti presi durante la relazione dell'11 ottobre 

Premesse:

la pastorale parrocchiale molto consolidata, anche se ha fatto e fa molta fatica;
la pastorale per la famiglia, con i primi passi fatti negli anni ‘70 dopo le leggi su divorzio e aborto, considerava la famiglia solida e non in crisi.

Lo Spirito si è mosso: proprio mentre la famiglia mostra i segni della debolezza, arriva il Concilio, arrivano documenti molto importanti che ancora oggi sono attualissimi. Una indicazione forte viene dall’indicazione che la famiglia deve essere soggetto di pastorale, ma non abbiamo ancora capito che la famiglia è risorsa, che nella Chiesa continua ad essere un talento nascosto, una ricchezza divina inutilizzata. Perchè?

Culturalmente-sociologicamente, suddividiamo la società in singoli individui e "insiemi" di persone, distruggendo culturalmente la famiglia. L’individuo è contro la Trinità, Dio non ha creato singoli ma soggetti in relazione, uomo e donna insieme. La famiglia non è la somma di due persone, non è un insieme, ma è una soggettività originale e non assimilabile ad altre forme. I due formano una sola carne, non sono solo due che vivono insieme, e per di più ha un prima (genitori) ed un dopo (figli). Ha come codice di vita l’amore e per i cristiani si aggiunge per di più la sacramentalità. Per questo la Familiaris Consortio la mette in risalto. Dio ha creato una famiglia per prima, non una parrocchia che, essendo venuta dopo, è al servizio della stessa. Così Stato e Comune. La famiglia è l’unica struttura creata direttamente da Dio.

Il rapporto tra famiglia e parrocchia deve cambiare. Una volta la famiglia era forte, aveva genitori veramente comunicatori della fede, e senza dubbio i figli apprendevano la fede da padre e madre. Oggi la Chiesa ha creato una pastorale di settori, ha fondato una pastorale per la famiglia, ma dov’è la pastorale CON la famiglia?

ORDINE E MATRIMONIO
C’è una situazione sbilanciata: grande quantità di documenti sulla teologia del sacerdozio e scarsissima sulla teologia del matrimonio. Il Magistero non fa figli e figliastri. Già nel ‘75 si sono messi insieme ordine e matrimonio. Al n. 1.534 del Catechismo i due sacramenti vengono considerati come necessari per la salvezza altrui; sono entrambi un servizio e contribuiscono alla salvezza personale in quanto dedicati agli altri.

Ordine e matrimonio hanno la comune derivazione battesimale e, indubbiamente, oltre l’essere figli di Dio non si può andare. Cristo ha trasformato tutti in re e saderdoti e ne chiama alcuni dall’altezza nella quale li ha posti per lavare i piedi ed aiutare il popolo a mantenere la dignità di popolo di re e profeti. A questo servono i sacerdoti. Ordine e matrimonio sono a ben vedere una specificazione della vocazione battesimale.

Il sacramento dell’ordine è per il singolo, il matrimonio fa diventare sacramento la relazione, ma entrambi (sacerdoti e coppia) sono frutto dell’unica sponsalità, essendo il presbitero l’attualizzazione sacramentale di Cristo che è pronto a donarsi alla Chiesa, e come tale si dona alla sua comunità, mentre gli sposi attualizzano il rapporto di amore tra Dio e la sua comunità. Sono loro a richiamare l’attenzione sul fatto che Cristo sta amando la comunità, dimostrandosi semplicemente amore reciproco, vero, senza secondi fini.

Presbitero e coppia sono chiamati ad edificare il popolo di Dio: è Dio ad aver voluto i due sacramenti per fare Chiesa, ma nonostante ciò oggi si basa tutto su uno solo dei sacramenti (quello dell’ordine). E inevitabilmente nasce lo stesso tipo di problema che affronta la famiglia dove viene a mancare uno dei genitori con figli in tenera età...

La Chiesa ha creato ministeri differenti per la comunità (catechisti, animatori, lettori, ecc.), ma si rischia di far diventare questi più importanti dell’unico ministero creato da Cristo.

Cristo diventa corpo con tutti, non predilige alcuni ad altri, si lascia mangiare e assimilare dall’umile e pio cristiano e dal criminale, e questo nonostante l’umanità del sacerdote (suo ministro) faccia scelte e distinzioni tra persone.

Nello svolgere il suo compito il sacerdote ha bisogno di aiuto. Spetta innanzitutto alle famiglie sostenerlo ed affiancarlo, riconoscendo che c’è un ruolo da svolgere per entrambi.

Mai dimenticare che il matrimonio cristiano partecipa del carattere sovrannaturale del rapporto Cristo-Chiesa: gli sposi sono il richiamo permanente di ciò che è avvenuto sulla Croce: l’amore profondo di Cristo per l’umanità.

Per questo non si può fare Chiesa senza il sacramento del matrimonio.

ORDINE E MATRIMONIO SECONDO LA PRASSI PASTORALE
Nella preparazione al sacerdozio si mira a far crescere una persona per farla diventare adeguata al servizio che dovrà svolgere.

Una coppia sa cosa dovrà diventare con il sacramento del matrimonio?
Se non si sa a cosa sono destinati, come si può prepararli?

Senza avere piena coscienza di ciò c’è il concreto rischio di sminuire la ministerialità degli sposi, di limitarla.

Con il presbitero so cosa devo fare e cosa dovrà fare, ma non è così per i corsi di preparazione al matrimonio, che rimangono sulla soglia del vero nocciolo del ministero.

LA FORMAZIONE PERMANENTE
Da tempo ci si è resi conto che la fede ha bisogno di momenti di ristoro, capaci di ridare la carica necessaria a proseguire nel proprio cammino. Per questo esistono incontri vari per tenere viva la grazia sacramentale dei sacerdoti. E cosa si fa perchè altrettanto succeda nel matrimonio?

-----------

Guardiamo a come funzionano le nostre parrocchie: convochiamo più o meno direttamente gli sposi solo per circostanze (battesimo, cresima, comunione, ecc.), certo importanti, ma sempre limitate nel tempo.

A tutti bisogna ricordare che la pastorale altro non è che l’azione di Gesù pastore con la sua Chiesa.

Al lavoro si può essere Gesù che fa pastorale, anche senza fare prediche, ma essendo presenti, ascoltando, rispondendo con gentilezza, invitando un caffè, ... Sono tutte azioni che si possono fare non solo in parrocchia, ma ovunque.

 Gli appunti presi durante la relazione del 12 ottobre 
Della famiglia si continua a guardare l’involucro, senza guardarne il cuore.

La sessualità è solo la porta d’ingresso: si può una vita intera stare a contemplare solo la porta, senza ammirare tutto ciò che la casa può offrire?

E’ indispensabile una formazione permanente di sposati ed innamorati perchè si rendano conto del mistero grande del quale sono partecipi

ORDINE E MATRIMONIO: DAL DIALOGO ALLA CORRESPONSABILITA’ O COMPLEMENTARIETA’

Dire complementarietà non significa che uno dei due doni siano incompleti, ma significa affermare che entrambi sono coessenziali alla vita della Chiesa. Il Regno di Dio, come Dio lo vuole, può essere solo se entrambi funzionano.

Quando si parla di ministero molti tendono a limitarlo all’ordine, ma è tale anche il matrimonio, con il quale viene conferito agli sposi un compito specifico.

Nella Familiaris Consortio si parla di "ruolo profetico", "sacerdotale" e "regale" degli sposi, ma altrettanto in altro documento si dice del sacerdozio.

DIMENSIONE PROFETICA
Il presbitero è per l’annuncio della Parola: è costituito maestro e deve vigilare perchè il Vangelo venga annunciato con fedeltà.

Gli sposi: sono immagine di Dio (... a immagine di Dio LO creò, maschio e femmina LI creò...), comunicano l’unità e la Trinità di Dio. E’ la stessa immagine tramite la quale Dio ha voluto presentarsi. Non si può prescindere da questa modalità di presentarsi di Dio.

E’ triste stupirsi di fronte alla bellezza di un tramonto, ma non davanti alla bellezza di una coppia che si ama, per ciò che provano tra di loro, per l’infinitezza del sentimento che li unisce.

Gli adulti devono guardare ad ogni innamoramento come ad una cosa che viene da Dio, certo da verificare, da capire se sarà duraturo, ma se anche 1 su 100 dovesse continuare, di esso bisogna ammirare l’amore vero, perchè nasconde il Progetto di Dio e può diventare famiglia vera.

Chi annuncia la Parola non può che annunciare con la famiglia.

La famiglia è buona notizia...

Abbiamo ingrandito così tanto la cornice introno al creato, da rischiare di perdere nella vastità il quadro che doveva essere esaltato.

La coppia visibilizza e partecipa l’amore pazzo di Cristo per la Chiesa. Nessun innamorato, come Cristo, coccola la sua sposa.

I cristiani sposi sono e devono essere "Cristopositivi", contagiando gli altri con la sola presenza, e possono farlo perchè sono solennemente presenza di Cristo che vuole fare Alleanza.

Come può il presbitero evangelizzare senza tutto ciò?

Quante coppie e famiglie cristiane sanno di essere immagine di Dio Amore?

DIMENSIONE SACERDOTALE
Presbitero: battezzare, Eucaristia, riconciliazione, annunzio ai malati... Si può fare parrocchia facendo catechesi senza la famiglia?

Si può dire l’efficacia di un battesimo senza la reale collaborazione dei coniugi? Molti considerano (nelle famiglie) questo primissimo sacramento una sorta di assicurazione in caso qualcosa non vada bene... e così si finisce per spartire il bambino: agli sposi-genitori il corpo, alla Chiesa l’educazione e la crescita dell’anima!

Il battesimo è la rivelazione di un bambino figlio di Dio che Dio già aveva in mente prima che venisse concepito. Nel sacramento si celebra questa identità, ma se al bambino non si insegna che ha un Papà grande nei cieli, se ne fa un orfano di Dio!!! Se lo capisce, si rende conto che esiste qualcuno di molto più grande.

Nel progetto "Parrocchia e Famiglia" che si sta portando avanti, si trovano singoli genitori che insegnano ai propri figli la fede, annunciano la fede come co-generatori. Si chiede loro di annunciare la fede, invece che la partecipazione ad una religione...

Oggi la prima preoccupazione dei genitori che i figli abbiano un buon lavoro, un posto nella società, ma sanno che non esistono figli di Dio senza vocazioni? Per ciascuno c’è un posto nella Chiesa. E nella Cresima si capisce qual’è il ruolo, si matura.

Tra Matrimonio ed Eucaristia c’è un rapporto (vedi "Amarsi senza fine", ed. Cantagalli): nell’Eucaristia Cristo risorto fa corpo, si trasforma durante l’assimilazione in una parte di chi lo mangia. Gli sposi solo guardando all’Eucaristia approfondiscono cosa significa dare il proprio corpo per amore. Cristo quando viene ricevuto diviene un corpo solo con chi lo ingerisce, così diventano un corpo solo gli sposi. L’amore non si fa solo a letto, ma 24 ore al giorno, intuendo, ascoltando, aiutando il proprio coniuge.

Certo, guardando a molte coppie attuali ci si dispera: uomini e donne ridotti a stimolarsi con film porno e tecniche strane per fare l’amore... Salta agli occhi che hanno disimparato a fare l’amore e, così continuando le cose, spetterà alla Chiesa reinsegnare a fare l’amore!

La Riconciliazione la dà il prete. E’ diventato un rito nascosto e non è più parte della Chiesa. Chi la frequenta non si riconcilia con i vicini, non esprimono più della Chiesa l’immagine di chi riconcilia.

Gli sposi possono dire con i fatti che Dio riconcilia sempre, anche i peccati peggiori, i tradimenti compresi, per dire che l’Amore di Dio è più forte del tradimento. Ciò il prete lo può dire, gli sposi devono dimostrarlo.

Ma oggi la capacità riconciliativa degli sposi è divenuta solo una cosa privata, che resta in casa.

L’unzione dei malati, l’attenzione per la vita sofferente, si limita all’attività del prete nei loro confronti. Ma a loro si può dare solo l’Unzione?

(Nella sua parrocchia mons. Bonetti ha affidato al suo vicario "la caccia" a soli e malati.)

Se si annuncia solo l’Unzione dei malati e si lascia il senso della vita a medici ed infermieri, si trascura ciò che gli sposi hanno: il senso della vita che nasce e che muore...

Nella dimensione regale il presbitero è capo, presiede la comunità. Ma se c’è un capo deve esserci un popolo, che deve essere in comunicazione con il suo capo.

La famiglia è la più efficace delle reti di comunicazione, grazie alla parentela che finisce per unire tutti. Questa grande ricchezza non viene utilizzata e la comunione tra famiglie si perde.

Al n° 50 della Familiaris Consortio: la famiglia vive comunione e comunità in natura, la famiglia è un coefficiente coagulante.

Non si può fare pasta senza farina e la famiglia è la farina della comunità.

Il vuoto culturale di oggi invoca il ritorno della famiglia vera a Dio.

 Gli interventi alle relazioni dell'11  e 12 ottobre 

Cosa fare di concreto?

Come far riscoprire la famiglia, soprattutto ai giovani?

Se Dio è presente 24 ore al giorno, cosa faccio io personalmente? Come amalgamare giovani e non?

Come portare le indicazioni dell’episcopato mondiale sulla famiglia nel concreto, vincendo la sfiducia anche dei parroci?

Questo tempo non è evangelizzabile

La famiglia è al 95% un fatto giuridico e non un fatto teologico. Che valore hanno le famiglie che non vanno bene?

Si può predicare solo se vi sono esempi concreti da portare all’attenzione della gente.

LE RISPOSTE DI MONS. BONETTI
Dalla pastorale che è stata siamo stati generati, ma da quella per le masse, con funzioni a loro dirette (feste, celebrazioni varie, preparazione del matrimonio, ecc.) non si sono ottenuti grandi risultati. Non si può certo agire facendo scappare le masse, che non generano altro che riti, tradizioni, ma non fede. E del resto basta osservare quanti si convertono grazie nell’attività pastorale tipica. Qualcuno si converte con le processioni?

A questo tipo di pastorale che porta alla sterilità bisogna porre un freno, perchè l’orizzonte è chiaro: la Chiesa finirà con chi oggi la segue.

Qual’è il soggetto che in questo contesto può fare la rivoluzione? Il corso per gli atei, per i giovani? No, per la famiglia, soggetto primario. Fosse anche una. Anche Gesù ha iniziato dai piccoli numeri.

Bisogna coltivare il sale, il lievito di quelle famiglie, perchè loro ed i loro figli facciano strada.

Dobbiamo recuperare i cristiani che vengono in Chiesa.

Quanti sanno spiegare che il sacramento è un ideale di vita?

Il matrimonio lo è ed implica conseguenze che non si possono ignorare o aggirare accendendo tutte le candele del mondo a Santa Rita; se non si impara ad amare il coniuge un po’ di più, non ci si può salvare. Perchè la propria dimensione come sposi è insieme, inutile nasconderselo.

Se il cuore di ciascuno è nella famiglia: come può un prete vederlo nella parrocchia? La Chiesa è in famiglia e la famiglia è in Chiesa. Nel progetto avviato, 32 parrocchie portano avanti la sperimentazione con i pochi che sono ricettivi.

Ci deve essere un tempo ritagliato come singolo e come coppia che deve essere dedicato a Dio.

Il tempo da dedicare agli altri è missione della famiglia.

 

* Direttore dell'Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI, docente di Spiritualità coniugale e familiare alla Pontificia Facoltà Teologica "Teresianum" di Roma

 


sito on line da venerdì 14 marzo 2002; aggiornato il 15.6.2008

© Parrocchia Madonna del Santo Rosario, Alghero -2002/2008; Webmaster: Gianfranco Mariano

Hit Counter